di Generoso D’Agnese
“Chi ha fecondato queste dieci leghe di terreni coltivati che circondano Buenos Aires? A chi dobbiamo queste verdi cinture che stanno intorno alle nostre città lungo il litorale, come pure quelle oasi di grano, di mais, di patate e quegli albereti che interrompono la monotonia della pampa incolta? Li dobbiamo agli italiani, i più abili e laboriosi agricoltori d’Europa”!
Aveva le idee chiare il presidente Bartolomé Mitre quando nel 1850 esaltava l’attivismo degli emigrati italiani stabilitisi nelle terre argentine. E quella evidenziata sarebbe stata solo la prima delle qualità imprenditoriali di un popolo che nell’estremo lembo meridionale del continente americano
avrebbe trasferito tanta intraprendenza. Aveva le idee chiare il presidente Bartolomé Mitre quando nel 1850 esaltava l’attivismo degli emigrati italiani stabilitisi nelle terre argentine. E quella evidenziata sarebbe stata solo la prima delle qualità imprenditoriali di un popolo che nell’estremo lembo meridionale del continente americano avrebbe trasferito tanta intraprendenza
Il successo degli imprenditori italo-argentini trae linfa proprio dai primi appezzamenti di terra, dagli scarti terrieri abbandonati dai latifondisti e trasformati sapientemente da una collettività che aveva nei liguri e nei lombardi e piemontesi il suo primo nucleo di proprietari. Una produzione, quella agricola e dell’allevamento che nel giro di un decennio sarebbe diventato il primo volano di un’imprenditoria via via sempre più radicata nel tessuto sociale argentino. Lo spettacolare aumento della produzione agricola innescò uno sviluppo delle economie urbane del litorale di cui approfittarono proprio gli immigrati liguri innescando un ulteriore catena umana che avrebbe portato in questa terra migliaia di altre famiglie.
Nel 1848, tra i tanti ad approdare sul molo di Buenos Aires, c’era anche Giovanni Battista Berisso. Era nato nel 1834 a Lavagna e come tanti liguri seguì l’onda sudamericana che portò migliaia di corregionali in Argentina. Figlio di Giuseppe Berisso e di Teresa Berisso (strano caso di omonimia familiare) i quali si erano sposati a Lavagna nel 1830. Insieme a Giovanni Battista, María, Rosa, Luigi, Colomba, Manuela, Catalina, Esteban, José e Maria Ángela formarono una famiglia numerosa che nel quartiere italiano della Boca si fece notare per l’intraprendenza del capofamiglia. Ad appena otto anni Giovanni a lavorare per aiutare i genitori e dopo essersi pagato il biglietto del viaggio in Argentina gli rimaneva come unico capitale una moneta d’argento spagnola che dovette consegnare alle autorità marittime italiane. Partì allora solo con il baule semi vuoto. Non aveva in Argentina né parenti né amici . Il suo primo lavoro fu in una salumeria della calle Independencia, dove guadagnava l’equivalente a $ 120 al mese. La sua intraprendenza gli permise, dopo tre anni di aprire una macelleria, attività che pian piano ampliò fino a poter investire nell’agricoltura e nell’allevamento di bestiame. Divenne uno di quegli italiani che il presidente Martì avrebbe lodato pubblicamente.
La sfortuna però cancellò temporaneamente i suoi guadagni. Una tempesta gli portò infatti via tutto il bestiame distruggendo gli immobili e gettandolo di nuovo nella povertà. Non era però uomo da lasciarsi abbattere facilmente, Giovanni Berisso. Il ligure riprese da semplice macellaio e investì i suoi guadagni associandosi con una persona di dubbia affidabilità. Rimasto ancora una volta senza soldi, Berisso si unì ad altri amici e iniziò una nuova scalata alle vette trasformandosi con il tempo in un industriale e in imprenditore con centinaia di dipendenti. Consolidata e ampliata l’industria, tornò a comprare fattorie e cavalle da riproduzione per poi associarsi a Juan Solari e a Tomàs Vignale per creare un’industria di allevamento e lavorazione della carne.




Cantieri navali, officine meccaniche, società di navigazione e attività immobiliari, distillerie, entreranno successivamente nell’orbita delle attività del ligure di Lavagna. Soprattutto quest’ultima attività, opportunamente rimodernata e ristrutturata, si rivelò un eccellente affare. Raggiunta l’agiatezza economica, Giovanni Berisso chiamò i suoi fratelli a dare man forte e li associò alle proprie attività. Sposatosi con Luisa Bianchetti nel 1860 l’imprenditore mantenne alta la tradizione familiare divenendo padre di otto figli maschi: Pedro, Juan José, Juan Antonio, Luis Gregorio, Manuel Enrique, Alfredo Federico Esteban, Federico y Emilio José. Sarà però la seconda moglie Vittoria Solari, a regalargli, accanto a Jeronimo José Felix , l’unica figlia Anelida Maxima Catalina. Giovanni Battista non dimenticò mai le sue origini e lavorò sempre senza sosta, adoperandosi anche in opere filantropiche. Distribuì ai suoi operai terre di proprietà e nelle vicinanze di La Plata, grazie a tali elargizioni prese vita il quartiere di Berisso. Lui decise invece si stabilirsi, insieme ai fratelli Emanuel e Stefano, nella provincia di Entre Rios dove tutt’ora risiede
gran parte dei loro discendenti.
Insediatosi a Ensenada, Giovanni Berisso avviò un’enorme espansione e costruì diversi stabilimenti per la macellazione e la conservazione della carne. La sua sigla, “San Juan” diede lavoro a più di duemila operai gettando le basi per la costruzione di altre attività agro-industriali che trasformarono l’azienda del ligure in un vero colosso del settore.
A soli 58, nel 1893 Giovanni Battista Berisso morì (fu sepolto a La Recoleta di Buenos Aires) lasciando dietro di sé un impero immenso e una solida famiglia capace di amministrare le ricchezze. Nel giro di pochi anni, le
aziende legate all’allevamento persero però l’importanza strategica (sostituiti dal frigorifero) e vennero via via abbandonate per altri investimenti. I terreni delle industrie per la salatura della carne divennero sempre più marginali ai fini dell’economia familiare fino ad essere espropriati nel 1947 a favore di un parco pubblico che oggi viene ricordato con il nome di Centro Civico “Saladero de Juan Berisso”. Anche l’insediamento nato dall’assegnazione dei terreni ai propri allevatori, nel 1957 si trasformò, dopo aver attraversato tutte le fasi espansive, nella città di Berisso, consegnando alla storia argentina un’importante icona di terra italiana.



