Giovanni Cardone
Si è svolta all’Orto Botanico di Napoli la mostra Physis Ecologie dell’Emergenza promossa e organizzata Connessioni APS e The Spark Creative Hub. La mostra è stata patrocinata Università degli Studi Federico II di Napoli, Università della Campania, Politecnico di Milano, Università La Sapienza di Roma, Università Iauv di Venezia, Università degli Studi di Camerino . L’esposizione è stata suddivisa in due momenti ovvero Arte e Disigner sotto la Direzione Artistica di Giovanni Mangicapra e sotto la Direzione Scientifica di Michela Musto. I Curatori per la parte arte sono stati Giovanni Cardone e Rocco Zani Miele mentre per il Designer Michela Musto e Annarita Bianco. Le pratiche creative contemporanee operano oggi in una soglia critica in cui la distinzione tra artificiale e naturale si confronta con una trasformazione epistemica del progetto che rende sempre meno sostenibile tale dicotomia. La nozione aristotelica di physis, intesa come principio interno di generazione e trasformazione, torna così ad assumere una rilevanza teorica centrale nel dibattito sul design contemporaneo. Muovendosi entro queste coordinate teoriche, l’iniziativa Phisis intende aprire uno spazio di riflessione sul progressivo spostamento del vivente da dispositivo formale verso una dimensione progettuale crescentemente simpoietica. Phisis entra nei meandri di questa dimensione ibrida, indagando il tema del progetto nella sua dimensione relazionale attraverso due lenti distinte: quella dell’arte e del design. Ad aprire la manifestazione sarà il Simposio, momento pubblico di riflessione critica, in cui studiosi e ricercatori provenienti dai maggiori atenei italiani si confronteranno attraverso le ricerche in corso e la narrazione delle diverse pratiche progettuali esplorate. A sostegno di questo momento di confronto, la mostra dedicata al Design restituisce una mappatura situata delle traiettorie attualmente in atto, offrendo una lettura operativa delle modalità con cui la relazione tra progetto e natura si rende tangibile. La mostradiffusa negli spazi dell’Orto Botanico si configura invece come un dispositivo situato: un contesto in cui installazioni e interventi site-specific entrano in dialogo con il luogo e con la materialità vivente dello spazio. Il progetto PHYSIS si configura come un campo integrato di ricerca, in cui pensiero critico e sperimentazione progettuale operano in sinergia, rendendo visibile lo stato dell’arte e le direzioni emergenti del rapporto tra progetto, natura e tecnologie. Come afferma Giovanni Cardone: Physis, in greco natura e creatura, deriva etimologicamente dalla forma verbale Phuo che significa “crescere” o anche “essere”. E’ un concetto che ci arriva dagli albori della filosofia greca quando si cominciò ad indagare la Natura come materia vivente. I significati attribuiti nel corso del tempo a questa parola presentano sfumature diverse pur mantenendo una matrice comune. Come vedremo con il termine Physis viene identificata la Natura intesa come l’insieme delle cose viventi animate da una energia vitale, ma anche come energia che stimola l’evoluzione, che presiede i mutamenti, oppure come energia che favorisce la guarigione e mantiene la salute, che guida la crescita e la ricerca di nuovi equilibri. Nell’antica Grecia la physis ovvero “la natura” è stata sempre oggetto di grande interesse per i filosofi dell’epoca.
La traduzione di physis come “natura” può apparire riduttiva, per questo è utile attingere all’indicazione offerta da Emanuele Severino ne “La filosofia dai greci al nostro tempo”: “Physis è costruita sulla radice indoeuropea bhu, che significa essere, e la radice bhu è strettamente legata (anche se non esclusivamente, ma innanzi tutto) alla radice bha, che significa “luce” (e sulla quale è appunto costituita la parola saphés). Con questa premessa posso affermare che questo pensiero rientra in pieno nel linguaggio e nella ricerca concettuale contemporanea, gli artisti in mostra nelle loro opere si rifanno al concetto di ‘Altro’ opposto a quello di ‘Io’ come identità, comincia con la filosofia antica e medievale. Teniamo presente Socrate con “Conosci te stesso e realizzati in rapporto agli altri” Platone, per il quale la vita politica era tesa alla giustizia e al bene comune Aristotele, per il quale dell’uomo era propria la naturale tendenza ad associarsi e ad entrare in relazione con gli altri. Questo concetto appare efficacemente opposto a quello di Cartesio di un “cogito” unicamente soggettivo. La riflessione filosofica sull’altro raggiungerà l’apice con l’esistenzialismo e Heidegger. Il concetto di “persona” non era presente prima del cristianesimo. La persona era il modo con cui i greci definivano la “maschera” del teatro greco e, dunque, quanto mai attuale ai giorni nostri, nel teatro della nostra vita. Platone e Aristotele mettono l’accento sul collettivo, con il cristianesimo l’attenzione si sposta sul singolo che nella definizione cristiana sta per “sostanza individuale di natura razionale”, concetto messo in discussione da quello di morte di Dio in Nietzsche o dalla tripartizione della mente operata da Freud in Psicoanalisi. Ma il singolo, nel cristianesimo, non può stare da solo e trova la sua realizzazione in relazione agli altri. E questo appare vicino alla nostra esistenza intesa socraticamente come compito da svolgere, e tesa a capire quale è il nostro posto nella vita e nel relazionarci con l’altro, insomma il celebre “conosci te stesso”. Nella filosofia moderna troviamo un’elaborazione del concetto di “altro” nell’Illuminismo, secondo il quale l’uomo diventa capace di modificare la realtà grazie alla sua razionalità e le relazioni umane andranno formalizzate in contratti e forme politiche tese a garantire la pacifica convivenza. Nella corrente contemporanea dell’esistenzialismo si sostiene, che l’esperienza formativa di ciascuno di noi è costantemente attraversata dalla presenza dell’altro. Nella seconda metà del ‘900 Derrida insiste sull’accettazione incondizionata dell’altro senza limiti e senza vincoli, Levinas insiste sull’importanza dell’altro, non come rappresentazione di noi stessi, ma nella sua diversità. Il filosofo tedesco Heidegger con il suo concetto di esserci il Dasein come essere gettato nel mondo, essere nel senso di relazionarsi ad ‘Altro’, ha voluto porre l’attenzione sulla nostra vita e sulla caratteristica di essere gettati nel mondo, essere in rapporto agli altri. Le riflessioni che partono da Heidegger troveranno completa trasposizione nell’esistenzialismo con Gadamer, Levinas, Sartre e Focault. In questo senso l’uomo è soprattutto istanza etica, prima ancora che teoretica o essere pensante (Cogito ergo sum). Tale riflessione verrà ampliata anche da M. Focault con la sua “Storia della follia” in cui in ambito psicoanalitico, l’inconscio è “altro” rispetto alla coscienza. Il progetto della mostra nasce da un incontro tra il curatore e gli spazi dell’Orto Botanico ideando un percorso site-specific dove arte, ricerca e ambiente diventano tutt’uno. Le istallazioni o meglio gli interventi degli artisti Giovanni Balzano, Franca Berardi, Mariangela Calabrese, Elettra Cipriani, Diana D’Ambrosio, Olga De Gasperis, Gimmi Devastato, Franco Muti, Giovanni Mangiacapra, Rossella Restante, Gianluca Rondina, Pasquale Simonetti, un’opera di fu Michele Mautone, cercando di ideare dei paesaggi vegetali o meglio una relazione dove il contesto botanico e quello scientifico si caratterizzano in particolar modo in questo contesto cercano di relazionarsi con se stessi e con il fruitore. Il percorso ci permette di confrontarci con le varie funzionalità strategiche ovvero l’incontro- scontro tra morfologia e materia, che permette all’artista di creare una propria ricerca e sperimentazione attraverso la Pittura, scultura, istallazione e designer ed altri supporti tecnologici dove l’artista cerca di esprimersi ma anche di interrogarsi. Il messaggio che vuole trasmettere la mostra è una nuova relazione tra uomo e natura dove questo incontro ritorni ad uno scambio tra trasformazioni reciproche senza essere inquinata dal nuovo linguaggio tecnologico. Ecco perché nelle loro opere degli artisti la caratteristica principale è l’accumulo di significati. Tutto questo lo si può definire l’incontro- scontro tra essere e divenire dove natura e materia e uomo e tecnologia sono alle base del linguaggio degli artisti in mostra che si rifanno principalmente alle varie espressioni dell’arte che permettono agli artisti di dare forza al loro messaggio. I lavori in mostra raccontano l’incontro tra natura e materia ovvero: dall’infinitamente piccolo, immateriale, impalpabile, quello yuch che vola dentro di noi con ali leggere, dall’introspezione nella nostra anima più profonda, fino all’infinitamente vasto dei grandi gangli cosmici che ci conducono a scoprire nell’informe magma della vita, il caos primigenio di cui ci parlano gli antichi miti, gli albori di un giorno nuovo. La nascita di una nuova creazione, di un Uni-verso che perennemente si dirige nel segno e nel senso di una Volontà ordinatrice, un kosmoV, ordine – armonia un ordine armonico oppure un’armonia ordinata, si attua in una perenne gestazione universale alla ricerca della materia, ma non della materialità, presente in ogni atto creativo. Le opere in mostra ci fanno riflettere sull’esistenza dell’uomo sulla sua visione della vita in questo ecosistema dove forse la tecnologia sarà al centro della nostra vita. Le opere in mostra vogliono farci riflettere sul destino comune, ecco perché coinvolge il fruitore nel comunicare il proprio pensiero a chi lo riceve, oppure a chi è disponibile a farlo divenire proprio.














