Con un discorso alla nazione pronunciato davanti al numero 10 di Downing Street, Keir Starmer ha annunciato l’addio alla guida del Partito Laburista e del governo britannico. Una decisione maturata dopo mesi segnati da un forte calo di popolarità e da crescenti contestazioni interne allo stesso Labour. “Ogni decisione che ho preso è stata dettata dal voler mettere al primo posto il Paese che amo. Per questo motivo mi dimetterò da leader del Partito Laburista”, ha detto l’ex premier. “Ho parlato con Sua Maestà il Re questa mattina per informarlo della mia decisione. La domanda che il mio partito si pone ora è se io sia la persona più adatta a guidarci verso le prossime elezioni generali. Ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare a questa domanda e la accetto con serenità”, ha aggiunto. Il premier, ormai ex, ha rivendicato quanto fatto in questi mesi: ha citato “investimenti garantiti, infrastrutture in costruzione, fine dell’austerità con il calo più rapido delle liste d’attesa del Servizio Sanitario Nazionale degli ultimi 17 anni, il più grande miglioramento dei diritti per i lavoratori e gli inquilini in una generazione”. Inoltre ha citato “il maggiore aumento della spesa per la difesa dai tempi della Guerra Fredda“. Sul piano dell’immigrazione, Starmer ha rivendicato il “calo degli attraversamenti in barca” e “la chiusura degli hotel per richiedenti asilo”. Nell’elenco dei suoi presunti successi “la protezione dei giovani dai social media”, grazie alla legge che vieta l’accesso agli under 16, e “mezzo milione di bambini sottratti alla povertà grazie alle scelte che ho fatto”. L’uscita di scena del premier apre ora la strada alla successione di Andy Burnham, ex sindaco di Manchester, indicato come il favorito per raccogliere l’eredità politica di Starmer e guidare il partito in una nuova fase. Le candidature per la successione alla guida del Partito Laburista potranno essere depositate tra il 9 e il 16 luglio. Ad annunciarlo è stato il premier dimissionario britannico Keir Starmer, che ha riferito di aver incaricato il Comitato Esecutivo Nazionale del Labour di predisporre il calendario per l’elezione del nuovo leader. La tabella di marcia, ha spiegato, consentirà di individuare il suo successore prima della ripresa dei lavori parlamentari prevista per settembre. Starmer ha fatto sapere che rimarrà “in carica come primo ministro fino a quando sarà completata” la sfida per la nomina di un nuovo leader del partito Laburista. “Farò tutto quello che posso per garantire un’ordinata transizione di potere”, ha aggiunto, garantendo che assicurerà al suo successore “pieno ed inequivocabile sostegno”. Qualora si aprisse una competizione per la leadership, il nuovo capo del Labour e primo ministro entrerebbe in carica entro la ripresa dei lavori del Parlamento britannico, prevista per settembre. Se invece Andy Burnham dovesse restare l’unico candidato in corsa — uno scenario che nelle ultime ore sta guadagnando sempre più consensi e che viene già definito da alcuni come una vera e propria “incoronazione” — il passaggio di consegne a Downing Street potrebbe concretizzarsi già a metà luglio. Intanto Nigel Farage ha chiesto immediate elezioni generali anticipate. Sul suo futuro politico non si sbilancia. Secondo i media britannici, quasi sull’orlo delle lacrime, Starmer si è rivolto alla moglie Victoria, la sua “roccia”, e ha spiegato “quando lascerò l’incarico più importante del Paese, dedicherò più tempo al lavoro più importante: essere il miglior marito possibile per la mia fantastica moglie Vic, che è stata una roccia al mio fianco nei momenti belli e in quelli brutti, ed essere il miglior padre possibile per i miei splendidi figli, che sono il mio orgoglio e la mia gioia”.
N.P.



