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Il paradosso dei ricchi ambientalisti: perché chi difende il clima rischia di inquinare di più

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
17 de junio de 2026
in Ecología
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Il paradosso dei ricchi ambientalisti: perché chi difende il clima rischia di inquinare di più
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Quando si parla di emissioni inquinanti si additano come principali responsabili interi settori (trasporti e agricoltura, ad esempio) o Paesi. Ma se parliamo del singolo? Che i ricchi siano dei superinquinatori, lo sappiamo da anni − soldi e potere vanno a braccetto con jet privati e stili di vita costosi per l’ambiente, oltre che per il portafogli. Quel che stupisce, però, è quanto scoperto da un recente studio pubblicato su Communications Earth & Environment: tra i più ricchi, i maggiori emettitori sarebbero paradossalmente anche quelli che tengono di più all’ambiente.

Lo studio

Gli studiosi hanno chiesto a 5.069 persone provenienti da Canada, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti, di autovalutarsi su reddito, patrimonio, istruzione e prestigio professionale per stabilirne lo status socioeconomico. Hanno poi domandato quanto tenessero alla natura e al clima, e quanto evitassero gli sprechi. Integrando questi dati con una serie di indicatori concreti (consumo di carne e latticini, dimensioni dell’abitazione, produzione di rifiuti, uso dell’auto, ore di volo), hanno stimato la loro impronta ecologica complessiva. Il risultato generale non sorprende: più una persona dichiara di tenere all’ambiente, minore è il suo impatto. Ma per il 30% dei più ricchi e istruiti vale il contrario: chi si mostra più sensibile alle questioni ambientali ha un’impronta ecologica superiore a quella dei suoi pari.

Ambientalisti ma super-emettitori: perché?

Il motivo principale dietro a questa apparente contraddizione sono i voli. Chi ha un alto status socioeconomico e si dichiara amante della natura tende a prendere l’aereo frequentemente, una delle attività individuali più costose in termini di emissioni. «Controintuitivamente, più forte è l’orientamento ambientalista, maggiore è l’impronta ecologica. Questo implica che i valori pro-ambientali da soli non bastano a mitigare il cambiamento climatico, specialmente tra le popolazioni abbienti», scrivono gli autori dello studio. Felix Creutzig, ricercatore all’Università del Sussex che non ha partecipato alla ricerca, offre un’ulteriore chiave di lettura: gli ambientalisti tendono a essere persone aperte al mondo, curiosi delle altre culture, con amici in Paesi diversi — tutte caratteristiche che li portano a volare di più.

Quali soluzioni abbiamo?

La risposta politica più ovvia è tassare i voli (come già fanno Regno Unito e Germania), ma secondo i ricercatori i rincari non basterebbero comunque a scoraggiare chi può permettersi di volare a qualunque prezzo. Secondo Carlo Aall del Western Norway Research Institute, lo studio conferma la necessità di ridurre il consumo di risorse ed energia, a costo di trovarsi ad affrontare una recessione economica. Qualunque sia la soluzione, l’importante è non limitarsi a puntare il dito: con il loro studio gli autori non intendono infatti accusare i ricchi, quanto piuttosto far capire che i valori individuali non bastano – bisogna imporre delle regole che valgano per tutti. Ricordiamoci che si tratta comunque dei risultati di una singola ricerca, basata su un campione relativamente ristretto, frutto in parte di dati autoriferiti e come tali soggetti a bias, che mette in luce (come spesso ricordiamo) una correlazione, e non una causalità.

Chiara Guzzonato

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