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La peste del XIV secolo ha rigenerato le foreste italiane: cosa raccontano le querce più antiche d’Europa

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
12 de junio de 2026
in Ecología
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La peste del XIV secolo ha rigenerato le foreste italiane: cosa raccontano le querce più antiche d’Europa
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 Dentro il legno di alcune delle querce più vecchie d’Italia c’era una storia che nessuno aveva ancora saputo leggere. Una storia di morte e rinascita: il crollo demografico causato dalla Peste Nera del XIV secolo ha innescato una rapida rigenerazione delle foreste mediterranee, lasciando un’impronta ancora visibile nella struttura di boschi che oggi sopravvivono sull’isola di Montecristo e nel massiccio dell’Aspromonte. Lo dimostra uno studio pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” (Pnas), condotto da un team internazionale guidato dall’Università della Tuscia, con la partecipazione delle Università di Bologna e del Salento, dell’Università del Nevada e dell’Accademia cinese delle scienze. L’epidemia del 1347–1351, che causò un crollo demografico senza precedenti, ha avuto un impatto profondo non solo sulla società, ma anche sull’ambiente. Con meno persone a coltivare i campi, pascolare il bestiame e raccogliere legna, vaste aree precedentemente sfruttate sono state riconquistate dalla natura. La rigenerazione è stata particolarmente evidente nelle foreste di querce. I ricercatori hanno raccolto campioni di legno di leccio (Quercus ilex) sull’isola di Montecristo e di rovere (Quercus petraea) nel massiccio dell’Aspromonte, due aree che rappresentano gli estremi altitudinali delle foreste italiane: la prima costiera e di bassa quota, la seconda in ambiente montano d’alta quota, secondo quanto indicato dagli autori dello studio. Determinare l’età di alberi così antichi non è operazione semplice: i tronchi sono spesso cavi, degradati, privi di anelli leggibili, e i metodi dendrocronologici tradizionali non bastano. Il problema è stato superato dal Cedad, il Centro di Fisica Applicata, Datazione e Diagnostica dell’Università del Salento, attraverso la radiodatazione ad alta precisione su microscopici frammenti di legno interno. La datazione al radiocarbonio ha rivelato che molte querce si sono insediate tra il 1400 e il 1650, con un picco sincronizzato nei decenni immediatamente successivi alla grande epidemia, quando il crollo di pastorizia, agricoltura e taglio del legname restituì alle foreste il territorio che l’uomo aveva occupato. Sull’isola di Montecristo, la concentrazione di alberi insediati tra il 1407 e il 1486 suggerisce un’accelerazione della crescita forestale favorita dalla combinazione di minore pressione umana e di una fase climatica più umida del normale. In Aspromonte, a quote più elevate, la ripresa è stata più lenta e si è prolungata attraverso una fase di maggiore aridità: un segnale che i fattori climatici e altitudinali hanno modulato in modo decisivo i tempi della rinaturalizzazione. Tra i risultati più inattesi c’è quello sulla longevità: i lecci sempreverdi di Montecristo hanno raggiunto quasi 950 anni di età, superando di due secoli le stime di longevità massima finora note per le specie mediterranee. E il diametro del tronco, contrariamente all’intuizione comune, non è un indicatore affidabile di età: gli esemplari più longevi sono spesso quelli cresciuti più lentamente, in ambienti impervi e rocciosi. Le diverse traiettorie di recupero riflettono l’interazione tra fattori umani, climatici e biologici. Secondo i ricercatori, questi eventi rappresentano la testimonianza di un’antica “rinaturalizzazione” innescata da una delle più grandi catastrofi demografiche della storia: quando la pressione umana si allentò, gli ecosistemi forestali seppero rigenerarsi in pochi decenni. Lo studio è il primo a documentare, attraverso la radiodatazione ad alta precisione su querce mediterranee italiane, una rinaturalizzazione forestale innescata dalla Peste Nera, un approccio metodologico inedito rispetto alle ricerche paleoecologiche condotte in precedenza su altri siti e specie. Secondo gli autori, i risultati suggeriscono che la capacità di recupero delle foreste, quando la pressione umana si allenta, è più rapida e robusta di quanto le stime precedenti lasciassero intendere. La storia era lì, custodita da secoli in legno vecchio di quasi mille anni. Bastava sapere come leggerla.

Marco Baldi

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