A maggio l’inflazione annua negli Stati Uniti ha raggiunto il 4,2%, il livello più alto degli ultimi tre anni. È il terzo mese consecutivo di rialzo, trainato soprattutto dal caro energia: carburanti e derivati del petrolio hanno subito aumenti consistenti da quando, all’inizio dell’anno, Washington ha avviato le operazioni militari contro l’Iran, interrompendo o restringendo i flussi petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz. La risposta di Trump ai dati diffusi mercoledì dal Bureau of Labor Statistics è stata, per usare un eufemismo, insolita: “Mi piace molto”, ha detto il presidente. “Adoro l’inflazione”. Trump ha poi ribadito la sua tesi ricorrente: i prezzi crolleranno non appena la guerra finirà e il petrolio tornerà a scorrere liberamente. “Crolleranno come un macigno”, ha detto. Non è la prima volta che il presidente minimizza l’impatto economico del conflitto sulle famiglie americane. Il mese scorso aveva dichiarato ai giornalisti di non tenere in alcuna considerazione le finanze degli americani nei negoziati con Teheran, un’affermazione che in seguito ha definito una “dichiarazione perfetta”.
Maria Anzalone



