di Generoso D’Agnese
Lac del Allemands, Lac Cataouache, Lac Salvador, Grand Isle e Grand Terre…. sono nomi dalle assonanze francesi quelle che distinguono la fascia di terra che si estende da New Orleans al Golfo del Messico. In realtà non è neanche terra quella che si presenta a chi arrivasse in questo lembo d’America: quella in effetti è una zona di confine, invasa dalle acque e costellate da isolotti temporanei e spogli. Quella però é anche Barataria Bay, una regione che la storia ha voluto rivestire di leggenda.
Gli anni a cavallo tra il 700 e l’800 furono anni di grande movimento magmatico in quella che oggi è una delle aree più pittoresche degli Stati Uniti. In una Lousiana costretta a continui passaggi di mano (dalla Spagna alla Francia, di nuovo alla Spagna e infine agli Stati Uniti) gli anni a cavallo del nuovo secolo diventano lo sfondo a tinte forti di un mondo che concentrava in se tutte le contraddizioni della giovane nazione statunitense. Tra un’Inghilterra che non accettava di fare da comprimaria tentando più volte di conquistare il lembo di colonia europea, tra le numerose guerre indiane che nascevano e si spegnevano spesso alimentate dalle stesse mani europee per favorire l’una o l’altra parte, tra la nascita dello schiavismo più duro, proprio nel momento in cui venne vietata ufficialmente la tratta degli uomini, tra gli altezzosi atteggiamenti dei creoli disturbati dall’avanzata dei faccendieri del Nord, tra i Cajun che cercarono negli acquitrini del delta il loro mondo idilliaco, crebbero e prosperarono attivissimi gruppi di pirati e bucanieri, nonostante l’epoca della pirateria fosse ormai giunta al suo declino.
Dotati di un’aurea leggendaria che anche a inizio Ottocento li dipingeva come eroi dell’avventura, questi ultimi si trasformarono in “Privateers”, ovvero corsari provvisti di lettere d’incarico da Stati diversi (Francia, Bolivia, Venezuela) che li autorizzavano a sequestrare merci e navigli della flotta spagnola nel Golfo del Messico. Uomini senza scrupoli, i Privateers, dotati però di stile e classe che li fa assurgere a nuove icone agli occhi di molti americani. Nonostante il divieto della tratta degli schiavi, i corsari riuscirono a vendere sottobanco la merce “umana” sottratta alle galere spagnole. E nonostante la fedeltà giurata al governo americano, gestirono un ricchissimo giro di contrabbando ai danni della stessa economia unionista.


Tra i tanti gruppi spiccò quello dei Baratarians, guidati dai fratelli Pierre, Jean e Dominique Lafitte, e sostenuti dall’estro marinaro dei luogotenenti Vicente Gambi, Antonio Angelo e Louis Chighizola.
Quella che nacque nel labirinto terracqueo, era una comunità multietnica composta da disertori dell’esercito e della marina americana, da ragazzi disillusi, figli di rispettabili famiglie della Lousiana sedotti dal fascino di Lafitte e Gambi, molti mezzosangue e neri di Santo Domingo….italiani, portoghesi, francesi e spagnoli sostenuti dalla voglia di predare e dallo spirito romantico dell’avventura.
Quella che nacque negli acquitrini della Lousiana, era però anche una comunità organizzata senza distinzioni di razza e con un governo di matrice comunista: ogni uomo infatti otteneva una parte equa nella distribuzione dei bottini.
Di questo mondo Luigi Chighizola, Antonio Angelo e Vincenzo Gambi furono protagonisti assoluti. Come qualsiasi storia di pirati che si rispetti, del loro passato e della loro vita ben poco è stato scoperto. Furono però sempre in prima linea nel sostenere il loro amico Lafitte, ed eroici combattenti nella guerra contro l’Inghilterra nella quale i Baratarians si schierarono proprio al fianco degli Stati Uniti. La battaglia di New Orleans dell’8 gennaio 1815 raccolse intorno al presidente Andrew Jackson tutte le componenti della stratificata società della Lousiana. Creoli, indiani Chochtaw, immigrati italiani (in gran parte dell’isola di Ustica) e tedeschi (della Cote des Allemands), mulatti, indisciplinati Kaintucks affrontarono con impeto le forze inglesi ma poco avrebbero potuto contro le organizzate truppe di sua maestà britannica senza l’apporto decisivo delle armi, munizioni e della disciplina militare dei corsari di Gambi e Chighizola. Gli italiani guidarono personalmente le loro navi contro quelle inglesi mettendole in scacco e inferendo loro una sconfitta umiliante e sanguinosa. Quelli che pochi mesi prima erano “banditi” divennero “patrioti”, riscattando il loro doppio gioco che aveva indotto lo stesso Jackson a mettere a ferro e fuoco Barataria.
La festa del 23 gennaio elesse a eroi nazionali Andrew Jackson e Jean Lafitte, con i suoi luogotenenti, permettendo alla multietnica comunità di installarsi sul fiume Sabine, per creare una “repubblica indipendente” proprio in territori che diventeranno oggetto di contesa tra Stati Uniti e Messico. Un posto ideale per il doppio gioco dei corsari. All’altezza dell’attuale Galveston, Lafitte e gli italiani costruirono Campèche, una nuova “comune” di Lafitte, dominata dalla grande villa-fortino chiamata La Maison Rouge. Accusati dopo poco tempo di spionaggio a favore della Spagna e del Messico, chiamati a frequenti scaramucce con truppe americane e spagnole e messicane, i “privateers” misero in scena il loro ultimo atto resistendo a un assalto delle truppe americane e abbandonando la comune per disperdersi in vari angoli del Mondo, quasi sempre sotto mentite spoglie.
Nell’ultima battaglia Vincenzo Gambi morì combattendo in difesa dello stesso Lafitte. La sua resistenza permise al fascinoso pirata di fuggire alla volta del Venezuela e di entrare nella “leggenda”. Secondo diversi studiosi, Lafitte tornò infatti negli Stati Uniti per organizzare la fuga di Napoleone da Sant’Elena, per poi rifugiarsi a Saint Louis con il nome di John Lafflin come mercante di polvere da sparo. Secondo la stessa tesi, l’ormai ex pirata avrebbe formato anche un “Pro Labor Movement”, avrebbe viaggiato a lungo in Europa venendo a contatto con Marx ed Engels finanziandone la pubblicazione del Manifesto del partito comunista e passandolo -al suo ritorno negli Stati Uniti – all’amico Abramo Lincoln, morendo infine nel 1854 ad Altona, in Illinois. Antonio Angelo scomparve nel nulla entrando a sua volta nella leggenda. Luigi Chighizola, tra i tanti, continuò la sua vita abbandonando la pirateria e ritirandosi a Grand Isle. Chiamato da tutti “Nez Coupé” per la mutilazione subita al proprio naso, con questo stesso nome si trasferì sull’isola, per vivere il resto dei propri giorni circondato dall’affetto della piccola comunità formata in gran parte da altri ex pirati. Ebbe tre figli cui diede il nome di Louis, Petronille e Placide, che vissero sull’isola una tranquilla e anonima vita. Placide Chighizola fu l’ultimo dei figli del pirata a essere sepolto nel cimitero di Church Street a Grand Isle: nel 1911 un ritratto lo descriveva come rispettato membro anziano dell’isola, probabilmente l’ultima memoria vivente del fascinoso mondo dei corsari.



