Nessuna carenza in vista, almeno per ora. A poche settimane dall’inizio della stagione estiva, il commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas ha cercato di placare le preoccupazioni dei viaggiatori: il carburante per aerei non manca in Europa e non ci sono segnali che la situazione possa cambiare nel breve periodo. “Al momento si registra un certo grado di stabilità”, ha dichiarato alla Reuters. Lo Stretto di Hormuz resta chiuso, ma i voli continuano. Sette settimane fa il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia aveva avvertito che l’Europa disponeva di riserve sufficienti per sole sei settimane prima di andare incontro a una carenza. Quella scadenza è passata senza interruzioni, anche se non senza conseguenze: a maggio le compagnie aeree hanno eliminato due milioni di posti dai propri programmi, meno del 2% della capacità globale, tagliando le rotte giudicate non più sostenibili con il carburante ai prezzi attuali. I biglietti, nel frattempo, sono aumentati, effetto combinato dei costi più alti e della volontà di comprimere una domanda che altrimenti supererebbe l’offerta disponibile. Tzitzikostas ha precisato che l’Europa può contare sulle scorte di emergenza distribuite nei singoli Stati membri, ma ha anche tracciato uno scenario più cupo per i mesi successivi: se le forniture mediorientali dovessero restare bloccate fino a fine anno, la situazione diventerebbe “molto difficile”. “È fondamentale che la guerra cessi e che lo Stretto di Hormuz venga riaperto, e questo deve accadere il prima possibile”, ha detto il commissario. Per l’estate, dunque, il quadro regge. Oltre, le variabili restano troppe per garantire qualcosa.
Mario Milani



