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Dimmi come parli e ti dirò se diventerai un complottista: l’intelligenza artificiale ti «legge» anni prima

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
6 de junio de 2026
in Tecnología
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Dimmi come parli e ti dirò se diventerai un complottista: l’intelligenza artificiale ti «legge» anni prima
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Rabbia, ansia e una spiccata propensione a usare termini legati a conflitti, malattie e morte. Sono le «impronte digitali» linguistiche che lasciano online, ogni giorno, gli utenti che frequentano le comunità complottiste. La vera svolta, scoperta da una nuova ricerca, è che queste tracce sono perfettamente riconoscibili anche quando queste persone discutono di temi del tutto neutri – come cinema, ricette di cucina, musica o scienza – e, incredibilmente, fino a anni prima di iscriversi a un forum dedicato alle cospirazioni. A scoprirlo è uno studio guidato dal Politecnico di Milano, che è riuscito a identificare con un’accuratezza dell’87% quali utenti social sono più inclini a cadere nella rete del complottismo, semplicemente analizzando il loro modo di scrivere negli spazi web tradizionali.

L’identikit psicologico in 500 milioni di commenti

La ricerca – firmata da Francesco Corso e Francesco Pierri (Politecnico di Milano), insieme a Giuseppe Russo (EPFL di Losanna) e Gianmarco De Francisci Morales (CENTAI Institute) – ha analizzato tramite modelli di Intelligenza Artificiale ben 500 milioni di commenti pubblicati su Reddit, una delle piattaforme social più grandi e articolate al mondo. I ricercatori volevano verificare se fosse possibile distinguere gli utenti attivi nella community r/conspiracy (il cuore del complottismo sulla piattaforma) dagli altri, osservando soltanto il loro linguaggio nei contesti mainstream. I dati hanno rivelato che i futuri complottisti mostrano da sempre:

  • Alti livelli di emotività negativa: in particolare picchi latenti di rabbia e ansia.
  • Termini semantici specifici: un uso marcato di parole associate a dinamiche di scontro o vulnerabilità.
  • Toni polarizzati: un linguaggio mediamente più aggressivo o emotivamente carico rispetto alla media degli utenti.

«In questo lavoro abbiamo voluto capire se il coinvolgimento in comunità complottiste lasci tracce linguistiche riconoscibili anche fuori dagli spazi in cui queste teorie vengono discusse esplicitamente», spiega Francesco Corso, autore dello studio accettato alla conferenza internazionale ACL 2026. I risultati suggeriscono che questa non è una conseguenza del complottismo, ma una predisposizione psicologica che preesiste online.

Utenti camaleontici e il caso Jeffrey Epstein

Lo studio smentisce però l’esistenza di un «manuale del complottista». Gli utenti sono camaleontici e tendono ad adattare il proprio stile di comunicazione alle regole della community in cui si trovano. «Non esiste un unico linguaggio complottista valido per tutta la piattaforma», aggiunge Francesco Pierri. «Questo rende necessario progettare strumenti di analisi e moderazione più sensibili al contesto». A partire da questi dati, il team ha sviluppato un secondo studio legato al caso di cronaca di Jeffrey Epstein, analizzando cosa succede quando un evento mainstream accende i riflettori su un forum complottista. Il picco di visibilità attira una massa di nuovi utenti incuriositi, ma i dati rassicurano: la stragrande maggioranza di questi «visitatori occasionali» non si integra a lungo termine e abbandona la community dopo poco tempo.

Roberto Graziosi

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