Il Roland Garros è diventato di colpo – con un trauma – una democrazia. Per quasi tre anni il tennis maschile ha funzionato come una monarchia duale: Sinner e Alcaraz decidevano chi vinceva, il resto del mondo compilava il tabellone. Po uno si è fatto male, e l’altro ha perso quando aveva già vinto, preso da un malore indefinibile. Il passo successivo all’elaborazione del lutto italiano per l’occasione storica persa dal nostro campione è: chi vince adesso lo Slam su terra rossa? Ci chiediamo chi sarà il prossimo re, con l’aria leggermente frastornata di chi non ricordava più nemmeno come si elegge, un nuovo re del tennis.
Per i bookmakers Zverev è in pole a 2,75 su Planetwin365, seguito da Djokovic: il 25esimo Major di Nole si gioca a 4,50. Poi c’è Jodar (8,00) e Ruud (8,50). L’Italia si aggrappa all’esperienza di Berrettini, dato vincente a 33,00 e a Flavio Cobolli, outsider a 21,00. Occhio anche a Matteo Arnaldi, offerto a 31,00.
L’ultima volta che uno Slam non è stato vinto da uno di quei due, era il lontanissimo settembre 2023: vinse il vecchio terzo incomodo, Novak Djokovic. Che è ancora lì, ovviamente, con i suoi 24 Slam in valigia e la prodigiosa capacità di sopravvivere a ogni necrologio tennistico. Non ha vinto una partita sulla terra rossa nel 2026 prima di arrivare qui. Dettaglio che chiunque altro avrebbe usato come scusa per non partecipare; lui lo affronta come un problema logistico minore, già oggi pomeriggio, contro un brasiliano di 19 anni di nome Fonseca che il circuito descrive già da un bel po’ come predestinato. Il tennis ha una dipendenza strutturale dalle promesse irresistibili. Quasi nessuna viene onorata nei tempi previsti.
Il favorito sulla carta, allora, è Alexander Zverev, il che dice già tutto sulla natura di questo torneo orfano. Zverev è numero 3 del mondo, ma ha perso tre finali Slam su tre, ed è arrivato in finale al Roland Garros nel 2024. Ha perso cinque degli ultimi sei incroci con Sinner. Ma ora Sinner non c’è più. È il tipo di opportunità che nei film sportivi americani trasforma il personaggio. Nel tennis reale, trasforma il personaggio in favorito, il che è una cosa diversa e spesso dannosa. La pressione non è il contesto in cui Zverev ha dimostrato di esprimersi meglio (eufemismo).
C’è poi tutta la parte bassa del tabellone, che sembra la lista degli invitati a una festa dove è previsto che tutti debbano divertirsi moltissimo ma uno solo tornerà a casa con il premio. Djokovic e Zverev, appunto, ma anche il redivivo Casper Ruud – che ha già perso due finali a Parigi, entrambe senza vincere un set, contro Nadal nel 2022 e Djokovic nel 2023, e che una settimana fa ha perso la finale degli Internazionali contro Sinner – Andrey Rublev, e poi magari Rafael Jodar (che porta in dote un score 2026 sulla terra rossa: venti vittorie, tre sconfitte).
Nell’altra metà del tabellone, quella del fu-Sinner, regna l’incertezza assoluta. Il giocatore con il ranking più alto è Felix Auger-Aliassime, numero 6 del mondo. Per dire. Ci sono anche tre italiani – Berrettini, Arnaldi e Cobolli (il nostro indiziato numero 1) – e ci sono i giovanissimi Landaluce e Kouamé: il francese, anni 17 appena, sta facendo impazzire il pubblico di casa, ma fino a due settimane fa probabilmente la maggior parte degli appassionati non sapeva chi fosse.
Daniil Medvedev è uscito al primo turno (per la settima volta in carriera al Roland Garros), confermando che alcuni rapporti disfunzionali con la superficie resistono a qualsiasi intervento terapeutico. E Lorenzo Musetti, semifinalista l’anno scorso, guarda tutto da casa con un infortunio.
È già aritmeticamente certo che almeno uno dei due finalisti non abbia mai giocato una finale Slam in vita sua. Forse essere entrambi. Il tennis ha passato tre anni a venderci la narrativa della successione ordinata: dopo Federer, Nadal e Djokovic, il trono passava a Sinner e Alcaraz. Ora la storia si è presa una pausa, e il vuoto che ha lasciato assomiglia meno a un’opportunità e più a un test caratteriale collettivo.
Mario Piccirillo



