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Guarda tu il caso: il prescritto Vendola non indigna Avs

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
24 de mayo de 2026
in Italia, Política
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Guarda tu il caso: il prescritto Vendola non indigna Avs
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C’è una parola che in Italia viene trattata come una bestemmia, ma solo quando riguarda l’avversario politico: prescrizione. È bastato che il tribunale di Potenza dichiarasse prescritta l’accusa di concussione nei confronti di Nichi Vendola, ex presidente della Regione Puglia, nel processo “Ambiente Svenduto” sull’ex Ilva, per assistere a un piccolo miracolo politico. Vendola esce dal processo. Punto. Non perché assolto nel merito, non perché condannato, ma perché lo Stato non è riuscito a chiudere la partita nei tempi previsti dalla legge. E qui sta il punto. La prescrizione non è un trucco da azzeccagarbugli, non è una scappatoia per furbetti, non è il rifugio dei colpevoli. È un istituto di civiltà giuridica. Serve a ricordare allo Stato che il cittadino non può essere tenuto appeso per sempre a un fascicolo, a un capo d’imputazione, a una gogna pubblica. Serve a dire che anche la macchina giudiziaria ha un limite. E quando quel limite viene superato, la responsabilità non può essere scaricata sull’imputato. Vendola era stato condannato in primo grado nel maggio 2021, a Taranto, a 3 anni e 6 mesi per concussione nei confronti dell’ex direttore generale dell’Arpa Puglia Giorgio Assennato. Poi, nel settembre 2024, la Corte d’Appello di Lecce, sezione di Taranto, ha annullato la sentenza e trasmesso gli atti alla Procura di Potenza per un vizio procedurale: tra le parti civili figuravano due giudici onorari. Risultato: processo da rifare. Da capo. Come se anni di udienze, carte, accuse e difese fossero un dettaglio. Nel frattempo, il tempo è passato. E quando il tempo passa, in uno Stato di diritto, succede una cosa semplice: alcuni reati si prescrivono. Infatti, sono cadute le contestazioni per 26 dei 47 imputati iniziali. Per gli altri 21, cioè 18 persone fisiche e 3 società, il processo è ripartito il 21 aprile. Fin qui la cronaca. Poi c’è la politica, che in Italia è sempre più interessante della cronaca giudiziaria. Perché quando l’esponente di Avs Vendola è stato prosciolto per prescrizione nel processo Ilva, conoscendo le posizioni del suo partito sul tema, tutti abbiamo atteso che i suoi compagni rossoverdi si esprimessero e formulassero il solito quesito: perché non ha rinunciato alla prescrizione? Come se una persona fosse tenuta a restare sotto processo tutta la vita con il marchio di imputato, perché lo Stato può fare del cittadino ciò che vuole, compreso scaricargli addosso le sue inefficienze. Invece no. Silenzio. Prudenza. Misura. Per una volta si sono comportati da veri garantisti, hanno riconosciuto la valenza di un istituto fondato su principi costituzionali, non hanno sbandierato il “fine processo mai”. E allora viene quasi da applaudire. Meglio tardi che mai. Benvenuti nel club di quelli che pensano che un imputato non debba essere ostaggio eterno dello Stato. Benvenuti tra coloro che capiscono che la durata ragionevole del processo non è un favore concesso al potente di turno, ma una garanzia per tutti. Resta però una domanda, non giudiziaria ma politica. Basti pensare a quanto ricordato su X dal deputato Enrico Costa. Sì, perchè Angelo Bonelli qualche tempo fa in riferimento ad un esponente di centrodestra che si era avvalso della prescrizione aveva detto: “Si è sempre dichiarato innocente: quale migliore occasione della rinuncia alla prescrizione per dimostrare le sue ragioni in un’aula di tribunale?”. Ieri e oggi invece sul tema non ha detto nulla. Ecco il problema: in Italia il garantismo spesso cambia colore a seconda della tessera di partito dell’imputato. Se la prescrizione riguarda uno dei “nostri”, allora diventa un principio costituzionale. Se riguarda uno degli “altri”, diventa un’ammissione morale di colpa. Ma il diritto non funziona così. O non dovrebbe funzionare così. La prescrizione non certifica l’innocenza, certo. Ma nemmeno certifica la colpevolezza. Certifica un’altra cosa: che lo Stato ha avuto il suo tempo e non lo ha usato bene. E in una democrazia liberale questo conta. Eccome se conta. Perciò, davvero: benvenuti tra i garantisti, amici di Avs. Adesso però provate a restarci anche quando la prescrizione riguarda un avversario politico.

Franco Lodige

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