Boicottaggio, ma per ora solo a chiacchiere. Anzi: il boicottaggio delle chiacchiere. Nel corso del ‘Media Day’ al Roland Garros i tennisti hanno protestato dedicando ai media un tempo limite di 15 minuti, e l’hanno usato per spiegare le motivazioni alla base delle loro rivendicazioni. Hanno richiesto che gli Slam distribuiscano ai tennisti una quota più elevata dei ricavi complessivi, l’obiettivo è arrivare al 22% come nei grandi tornei del circuito ATP e WTA. Il Roland Garros l’anno scorso ha redistribuito il 9,5% degli introiti in termini di prize money e quest’anno, secondo una stima pubblicata dall’Equipe, potrebbe attestarsi sotto il 15%.
Iga Swiatek ha dichiarato: “Prima di tutto, credo che nessuno di noi abbia nulla contro i media, ovviamente, e vi rispettiamo pienamente. Sappiamo quanto sia importante il nostro rapporto- ha tenuto a precisare la quattro volte regina di Parigi- Ma per quanto riguarda il torneo penso che faremo di più quando il torneo farà di più per noi. Non solo noi, le giocatrici di punta, perché ovviamente siamo noi quelle che hanno più contatti con voi, ma anche per le giocatrici con un ranking più basso e per l’intera struttura. Quindi, personalmente, non ho nulla contro di voi, ma di sicuro questa è la decisione che abbiamo preso e la seguiremo”.
Per Taylor Fritz “non si tratta di volere più soldi, ma di volere ciò che riteniamo giusto- ha sottolineato il 28enne californiano di Rancho Santa Fè- Naturalmente, quando i tornei guadagnano soldi, vogliamo che una parte consistente di questi torni ai giocatori. E quando succede il contrario, è deludente.
Siamo stati abbastanza pazienti, piuttosto tranquilli nelle nostre richieste e abbiamo tutti la sensazione che si tratti di una mancanza di rispetto e che veniamo ignorati”.
Più prudente lo statunitense sul tema ‘boicottaggio’, di cui si era parlato anche a Roma: “Non sono sicuro di voler essere trascinato su quel terreno. Non credo che i giocatori debbano fare minacce di questo tipo. È qualcosa di cui discutiamo. Cerchiamo anche di valutare le potenziali conseguenze delle nostre decisioni, ma siamo arrivati a un punto in cui le cose devono cambiare. E se veniamo ignorati, effettivamente, come vi ho appena detto, non voglio agitare questa minaccia perché, se lo dico, devo crederci davvero”.
Andrey Rublev ha spiegato: “Dobbiamo fare qualcosa almeno per attirare l’attenzione e magari riuscire finalmente a parlare. Se non c’è attenzione, allora la situazione continuerà così. Quindi il punto è soprattutto stare uniti e cercare di fare qualcosa insieme per far crescere questo sport e far sì che tutti si sentano a proprio agio, ma non ci si può limitare a sfruttare i giocatori in un unico modo e basta. E a volte non li tratti nemmeno nel modo giusto. È grazie a loro che guadagni tutti quei soldi e tutto ciò che possiedi, quindi non è proprio il modo giusto di comportarsi”.
Per Mirra Andreeva “è positivo che i giocatori siano tutti uniti. Cosa penso personalmente della questione? Rispetto ciò che fanno i giocatori, li sostengo e sento che siamo tutti d’accordo.
Le richieste dei giocatori sono ragionevoli. E poichè facciamo tutti la stessa cosa, penso che sia positivo che i giocatori siano tutti uniti. Siamo in competizione, stiamo dando il massimo in campo. Penso davvero che ci sia una ragione dietro a tutto questo, e penso che sia bello che i giocatori siano tutti uniti e abbiano la stessa opinione al riguardo”.
Andrea Maiolo



