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L’obesità prima dei 30 anni aumenta del 70% il rischio di morte precoce

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
16 de mayo de 2026
in Salud
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L’obesità prima dei 30 anni aumenta del 70% il rischio di morte precoce
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L’obesità, che solo in Italia colpisce 6 milioni di persone, ‘ipoteca’ il futuro delle nuove generazioni: se la malattia si presenta prima dei 30 anni, infatti, aumenta del 70% il rischio di morte precoce.

È rilanciando questo dato che la Società italiana obesità (Sio) invita, dal congresso europeo sull’obesità Eco 2026 in corso ad Istanbul, ad alzare la guardia sulla prevenzione sottolineando che sono proprio i più giovani ad essere al centro di questa «nuova epidemia”.

Per questo, lancia il progetto Sio-Step nelle scuole, puntando ad «invertire la rotta».

L’obesità in età giovanile, rileva la Sio, è una «vera emergenza sanitaria che ipoteca il futuro delle nuove generazioni: se infatti colpisce prima dei trent’anni d’età, il corpo inizia un countdown precoce che aumenta del 70% il rischio di decesso prematuro». Il dato è emerso da una vasta ricerca dell’Università di Lund, pubblicata su eClinicalMedicine (gruppo The Lancet). La ricerca scandinava, spiega Silvio Buscemi, presidente Sio e professore ordinario di Nutrizione clinica all’Università di Palermo, «ha monitorato decenni di dati clinici, riguardanti oltre 600mila persone, evidenziando come l’eccesso ponderale in età giovanile non sia una condizione transitoria, ma un precursore di patologie croniche devastanti.

Il grasso viscerale accumulato precocemente altera infatti il metabolismo e il sistema cardiovascolare in modo profondo, innescando precocemente diabete di tipo 2 e ipertensione».

La soglia dei 30 anni emerge dunque come un ‘punto di non ritorno’ biologico: intervenire prima di questa età, avverte Buscemi, «è l’unica strategia per evitare che un’intera generazione veda drasticamente ridotta la propria aspettativa di vita». Il timore degli specialisti della Sio è giustificato dai numeri della diffusione dell’obesità: «per la prima volta nella storia – afferma il presidente – il mondo si avvia verso un ‘sorpasso’ in cui i bambini obesi supereranno quelli sottopeso».

L’area del Mediterraneo è un punto caldo e l’Italia occupa i primi posti della classifica europea per sovrappeso infantile tra i 7 e i 9 anni. «Nel nostro paese l’obesità infantile nella fascia 7-9 anni è un’emergenza sanitaria – afferma Buscemi -: circa il 10-17% dei bambini è obeso e quasi il 20-39% è in sovrappeso. L’Italia è tra i paesi europei con i tassi più alti, con oltre 100.000 bambini con obesità grave (2,6% del totale)».

I dati territoriali mostrano inoltre un divario netto tra Nord e Sud: le regioni del Mezzogiorno registrano le percentuali più critiche. Il caso della Campania è emblematico: qui il 43,2% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni è in sovrappeso o obeso.

Per rispondere a questa situazione, la Sio presenta Sio-Step (Sviluppo Territoriale Educativo per la Prevenzione). «Non si tratta di una semplice campagna informativa, ma di un trial controllato che coinvolge 40 scuole primarie in tutta Italia – spiega Buscemi -. Il progetto si basa su tre pilastri. Il primo è composto da educazione e movimento, ovvero da una serie di protocolli strutturati per aumentare l’attività fisica e la consapevolezza alimentare tra i banchi. Il secondo pilastro è la formazione degli insegnanti: vogliamo fornire ai docenti gli strumenti scientifici per gestire e promuovere stili di vita sani. Infine, con il terzo pilastro puntiamo a coinvolgere le famiglie, supportando costantemente i genitori per rompere il ciclo vizioso di isolamento e sedentarietà che spesso accompagna l’eccesso di peso». L’efficacia di Sio-Step – con cui la società scientifica vuole concorrere per un bando europeo Horizon – sarà misurata scientificamente su un arco di due anni per verificare se i cambiamenti ottenuti diventino abitudini consolidate.

«L’obiettivo finale è ambizioso: validare un modello di prevenzione da applicare in tutte le scuole d’Italia, trasformando l’istituto scolastico – conclude Buscemi – nel principale motore di salute per le nuove generazioni».

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