“Sull’Ucraina, tornerei a fare il mediatore? Qualunque cosa per la pace. L’incarico di Papa Francesco consisteva nel poter fare tutto ciò che è possibile per raggiungere la pace. Non ci possiamo mai abituare alla guerra, alla violenza e alla sofferenza. È una responsabilità che ci deve spingere a fare tutti quanti qualcosa di più perché non ci sia un vortice che ci faccia precipitare in una voragine”. Così il presidente della CEI, cardinal Matteo Maria Zuppi a Otto e mezzo su La7.
“MI PREOCCUPANO ATTACCHI A CRISTIANI E VIOLENZA COLONI”
Parlando della situazione in Medio Oriente, il cardinale prosegue: “I rapporti della Santa Sede con Israele sono sempre di dialogo. Le posizioni sono note, non avrei altro da aggiungere. Mi preoccupano gli attacchi ai cristiani, e devono preoccupare tutti, a partire dagli israeliani. Così come la violenza dei coloni. È un terreno che dobbiamo disinnescare per ristabilire una via di convivenza e incontro”.
SU TRUMP: “NON METTEREI IN MEZZO GESÙ, RISCHIA BLASFEMIA”
Passando agli Usa, Zuppi dice: “Su Trump, non metterei in mezzo Gesù. È un’attribuzione indebita che rischia la blasfemia. Può il Signore giustificare la guerra? È qualcosa del tutto contrario all’essenza del cristianesimo e dei vangeli. Blasfemia è chiedere a Gesù, che dice di amare il nemico, di uccidere”.
“La strumentalizzazione della religione e delle chiese è una storia antica e trasversale, con alcuni casi di complicità e subalternità delle stesse chiese che vengono usate per rafforzare, giustificare ed essere benzina per i conflitti. Che in questa epoca di ritorno alla forza ci sia un utilizzo delle religioni ci deve preoccupare, perché, al contrario, le religioni negli ultimi quarant’anni sono andate nella direzione opposta”, aggiunge.
“Mi piacciono Dio, Patria e Famiglia, ma bisogna capire cosa significano, qual è il rapporto tra Dio e la politica– dice ancora Zuppi-. Andiamo a vedere i contenuti. La tentazione della politica di entrare nella logica della moralizzazione; torniamo a cercare contenuti e soluzioni anche nel momento di crisi che stiamo vivendo”.
“SICUREZZA E DIFESA SONO UNA COSA, IL RIARMO È UN’ALTRA”
“La sicurezza è una cosa, la difesa anche, ma il riarmo un’altra– continua Zuppi-. Il confine può sembrare sottile, ma è in realtà molto importante. Dobbiamo investire sul dialogo. Se non c’è e puntiamo solo sul riarmo, cadiamo in quel vortice che fa precipitare tutti nella voragine. Il riarmo è una logica e anche un mercato. Capisco il discorso della deterrenza, ma attenzione: se non c’è lo stabilire altri equilibri è pericolosissimo, bisogna investire nel dialogo. Non è iranismo, ma consapevolezza per reimparare a vivere insieme, l’unica via per il futuro”.
Emanuele Niccitelli



