Il canalese Pasquale Toso divenne uno dei più grandi produttori di vini in Argentina
di Generoso D’Agnese
C’è un filo sottile ma robustissimo che unisce Canale d’Alba a Mendoza e nasce dalla filossera. Fu infatti proprio questa famigerata patologia della vite a costringere Pasquale Toso nel 1884 a lasciare il borgo adagiato sulle colline del Roero per intraprendere il viaggio oltreoceano, in quell’Argentina descritta come la nuova frontiera delle opportunità.
Dietro di sé, Pasquale Toso lasciò un paese piegato dalle avversità ma mai domo, capace di rinascere dalle avversità, trasformando ad esempio i terreni perduti alla vite in pescheti dando inizio al mito di «Canale del Pesco», che permise al paese di esportare anche oltre i confini nazionali e rilanciare l’economia agricola locale anche per merito della tenacia e della vocazione commerciale dei suoi abitanti.






Pasquale Toso scelse invece di portare la sua sapienza vitivinicola nel Continente americano e
imbarcatosi a Genova attraversò l’Atlantico e infine arrivò a Mendoza, una provincia che si estende ai piedi delle Ande e che vide arrivare tanti agricoltori europei volenterosi e carichi di speranze. Tra il Seicento e il Settecento alcuni gesuiti insegnarono alle popolazioni autoctone a coltivare i vigneti e a fare il vino e tale sapienza, seppur limitata nel tempo, rimase viva tra gli abitanti del luogo. L’ondata immigratoria di fine Ottocento migliorò e moltiplicò la produzione vitivinicola della provincia, e gli italiani ne furono indiscussi protagonisti. Tra i primi pionieri dell’enologia argentina si collocò anche il canalese Pasquale Toso, che aveva iniziato la sua vita argentina come cameriere in un albergo di Buenos Aires. Poco incline alla vita cittadina, Pasquale lasciò il primo lavoro e divenne bracciante per i grandi proprietari terreni, il tempo necessario per accumulare una somma e acquistare il suo pezzo di terra su cui avviare l’attività imprenditoriale.
Sposatosi con Caterina Alderani, la figlia del suo primo datore di lavoro, Pasquale acquisì una dote economica che riuscì a mettere a frutto dedicandosi anima e corpo a quella che era la sua pasisone. Entrato in società con Battista Gargantini, avviò la sua produzione vinicola e aprì la sua prima “bodega” a San José di Guaymallen, coinvolgendo in un secondo momento anche il cognato di Gargantini, Giovanni Giol e i fratelli Giovanni e Sebastiano. Dopo alcuni anni la società si divise, da Gargantini e Giol e divenendo “F.lli Toso”. La morte del fratello Giovanni diedi poi vita a una nuova scissione, con Pasquale che continuò la sua attività a San José divenendo un importante punto di riferimento per la produzione di spumante metodo classico e di moscato. Toso acquistò dei vigneti a Maipù costruendo un’altra cantina “Las Barrancas” dedicata alla coltivazione e produzione delle migliori uve
Il successo imprenditoriale non cancellò mai la malinconia per il proprio paese d’origine. Pasquale Toso, ormai affermato imprenditore, decise pertanto di lasciare la gestione dell’azienda ai figli e di tornare a Canale d’Alba, trovandolo poco cambiato rispetto agli anni della sua partenza. La gente del Roero viveva ancora in condizioni difficili e senza una struttura sanitaria che li aiutasse nei problemi di salute. Pasquale Toso decise di sdebitarsi con la propria fortuna e donò ai casalesi e al Roero una struttura sanitaria, ampliando il piccolo orfanatrofio costruito da Don Brignolo, mantenendo inizialmente la vocazione di orfanatrofio e trasformandola successivamente in ospedale innovativo per l’epoca. Per fare questo Pasquale Toso investì gran parte degli utili prodotti dalla sua attività vitivinicola argentina. La struttura sanitaria affiancò l’unico ospedale esistente in zona, ad Alba, e permise agli abitanti del Roero di usufruire di un’assistenza sanitaria di base. Oggi il complesso viene utilizzato per per seguire i pazienti che devono trascorrere un periodo di convalescenza all’interno di una struttura sanitaria mentre gli ultimi piani dell’immobile sono utilizzati come casa di riposo.
Nel paese d’origine, dove negli anni i pescheti hanno di nuovo lasciato il passo alla vite, dando nuova linfa al vitigno Arneis da cui oggi trae origine il rinomato vino bianco DOCG Roero Arneis, il pioniere vitivinicolo dell’Argentina trascorse i suoi ultimi anni. Pasquale Toso morì nel 1928, lasciando sgomento tutto il paese e la comunità di Mendoza, con i vecchi dipendenti argentini che gli resero omaggio facendo erigere una lapide che ancora oggi si trova nel cimitero di Canale.
Il suo nome negli anni non si è mai disperso nelle nebbie del tempo. Il pronipote Enrique Toso oggi continua a portare avanti la fortunata azienda come direttore internazionale della Bodega Pascual Toso (acquisita nel 1995 da J.Llorente y Cìa) e nel 2015 è stato insignito della cittadinanza onoraria di Canale d’Alba e di un’onoreficenza da parte dei Cavalieri di San Michele del Roero. Nel 2007 la Toso ha conquistato il titolo di migliore produttore argentino per la IWSC – International Wine & Spirit Competition. Esaltando ancora una volta la tenacia e le intuizioni nate nella terra del Roero.



