In Ghana gli spaghetti sono popolarissimi e hanno perfino un nome locale: “talia”, un omaggio all’Italia e in particolare alle sue tagliatelle. Accade ora che questa passione si rifletta in un decreto esecutivo firmato dal presidente John Dramani Mahama. La misura fa pensare un po’ agli “executive orders” del presidente americano Donald Trump in tema di dazi: in Ghana si vietano le importazioni di pasta, in particolare attraverso i confini terrestri. L’obiettivo è favorire la crescita di uno stabilimento inaugurato qualche settimana fa a Kpone, nella regione della capitale Accra, pronto a produrre oltre 60mila tonnellate di pasta di grano duro l’anno. E attenzione: la fabbrica non è italiana, ma di una società di Singapore, la Olam Agri, che ha investito circa 40 milioni di dollari. Chi perde in questa vicenda? Sembrerebbe il Togo, al confine est del Ghana, un Paese molto più piccolo eppure uno dei principali importatori africani di pasta, spesso destinata al commercio transfrontaliero. Ad Accra la “talia” è servita con uova e “waakye”, sostituendo il riso in un piatto tradizionale che prevede anche fagioli neri e foglie di sorgo rosso. Nelle botteghe di “street food” gli spaghetti arrivano perlopiù di contrabbando. Il gioco vale la candela. Secondo Ghana for Good, un canale Substack curato da Marco Casano, consulente di imprese italiano che vive nella capitale Accra da oltre dieci anni, tra il 2021 e il 2024 il Paese ha importato pasta per un valore di 140 milioni di dollari. “In particolare gli spaghetti non sono più un prodotto ‘straniero’”, sottolinea Casano, parlando con l’agenzia Dire. “Un recente articolo ha definito il Ghana addirittura ‘The Spaghetti Nation’“. Lo confermano tante ricette online. La “talia” viene saltata in padella in stile “stir-fry”, con un sugo speziato a base di pomodoro, carote, cavoli e peperoni. Si aggiungono poi cipolle, sardine, sgombro o salsicce. Nei video circola anche una variante con il riso “jollof” come base per gli spaghetti. Con l’agenzia Dire ne parla anche Massimiliano Colasuonno Taricone, console del Ghana in Italia. “Con il divieto”, sottolinea il diplomatico, “il governo di Accra mira a proteggere il mercato locale dalla pasta prodotta nei Paesi vicini, che è di bassa qualità ma che tutta la popolazione mangia”. Secondo Colasuonno Taricone, però, il provvedimento potrebbe penalizzare anche marchi italiani. “Il problema è che molti nostri distributori di pasta sono nigeriani”, sottolinea il console. “Anche brand come Barilla arrivano via terra passando dal Togo: questo può far alzare i prezzi dei nostri marchi che oggi trovi ai supermercati”. Come dire: un’occasione mancata per l’Italia. Tanto più, riprende Casano, che i macchinari acquistati dall’azienda di Singapore sono “made in Italy”.
Vincenzo Giardina



