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Home Ecología

Le foreste pluviali sono resilienti: la biodiversità si ristabilisce molto velocemente

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
3 de mayo de 2026
in Ecología
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Le foreste pluviali sono resilienti: la biodiversità si ristabilisce molto velocemente
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Le foreste pluviali sono tra gli ambienti più importanti del pianeta per la biodiversità: due terzi delle specie di vertebrati sulla Terra abitano proprio in queste aree che ospitano inoltre tre quarti di tutte le specie arboree. È questo il motivo per cui il fatto che vengano tagliate per far spazio a terreni agricoli è così grave: da quando abbiamo cominciato a sfruttarle intensivamente ne abbiamo fatte sparire più del 50%. Per fortuna, gli sforzi di conservazione e tutela stanno cominciando a dare i loro frutti, ma la domanda rimane: quanto tempo impiega una foresta pluviale a rigenerarsi? La risposta arriva da uno studio pubblicato su Nature e, per una volta, è una buona notizia: la biodiversità in queste foreste è resiliente, come recita il titolo stesso del lavoro. Quantomeno lo è nell’area studiata dal team della University of Würzburg: la regione del Chocó, nell’Ecuador nord-occidentale. Si tratta di un importante hotspot di biodiversità, grazie alla presenza di foreste pluviali primarie, ovvero mai toccate dall’uomo, e secondarie, cioè tagliate e ripiantate. Nella regione si trovano poi aree che fino a qualche tempo fa erano usate per l’agricoltura e l’allevamento, e che ora invece sono protette e vengono lasciate allo stato naturale. Lo studio si è concentrato su 62 diversi siti nella regione, e su 16 diversi gruppi di organismi viventi, tra animali, piante e batteri, che sono stati valutati su un «gradiente di rigenerazione», ovvero a quale velocità e in che quantità si stanno riprendendo ora che l’attività umana è cessata. I risultati, come detto, sono incoraggianti: nel giro di 30 anni, queste foreste pluviali hanno rigenerato il 90% della loro biodiversità, ritornando a uno stato (quasi) naturale nell’arco di una generazione umana. La rigenerazione è favorita dalla vicinanza delle aree ex agricole alle foreste secondarie e primarie, che fungono da serbatoio per specie di ogni genere, che si spostano dal loro habitat originario per andare a «ricolonizzare» le aree spogliate dall’agricoltura. La presenza di queste specie innesca poi una serie di circoli virtuosi. Gli uccelli e molti mammiferi, per esempio, portano con sé i semi degli alberi che un tempo crescevano nella zona, contribuendo a farli ritornare. Per non parlare del ruolo degli impollinatori, e anche di quello di animali meno appariscenti ma altrettanto importanti come gli scarabei stercorari, che aiutano a seppellire i semi trasportati da altre specie. Se lasciate in pace, quindi, le foreste pluviali hanno una rapida capacità di rigenerazione, e riescono a tornare allo stato naturale in un arco di tempo relativamente breve. Ecco perché proteggerle è importante, e ancora più importante è che le aree protette siano in comunicazione tra loro e con le foreste ancora intatte. Insomma: se vogliamo davvero proteggere la natura, lasciamola lavorare.

Gabriele Ferrari

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Tags: Ambiente
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