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Home Energía

L’energia costerebbe 32 euro, noi la paghiamo 110. Sapete perché? Tante grazie tassa verde

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
26 de abril de 2026
in Energía
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L’energia costerebbe 32 euro, noi la paghiamo 110. Sapete perché? Tante grazie tassa verde
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Lo sappiamo bene, purtroppo: per l’Unione Europea di Ursula von der Leyen il “green” è una religione. E in queste settimane di crisi energetica si parla spesso del famigerato protocollo ETS, lo strumento attivo in Europa dal 2005 utile a ridurre le emissioni di gas serra. Ma cos’è esattamente? E, soprattutto, per quale oscura ragione, in determinati momenti di crisi energetica e geopolitica (mentre il resto del mondo continua a inquinare senza freni), per l’Europa questo meccanismo risulta impossibile da sospendere? L’ETS è il primo e più grande mercato di scambio di quote di CO₂ al mondo. Si basa sul principio “cap and trade”: l’Unione Europea fissa un tetto massimo (cap) alle emissioni di CO₂ e altri gas serra per i settori interessati (principalmente produzione di energia elettrica, industrie come quelle dell’acciaio, del cemento e chimiche, e più recentemente trasporti marittimi), che rappresentano circa il 40% delle emissioni totali di gas serra dell’UE. Questo tetto si riduce progressivamente ogni anno per allinearsi agli obiettivi climatici ambiziosi dell’Europa, come la riduzione del 55% entro il 2030 rispetto al 1990 e la neutralità climatica entro il 2050. Le industrie, per emettere CO₂, devono dunque acquistare o ricevere quote di emissione, ciascuna corrispondente a una tonnellata di CO₂ equivalente. Al termine dell’anno, devono restituire un numero di quote pari alle loro emissioni reali. Le quote possono essere scambiate sul mercato. Attualmente, il prezzo oscilla intorno ai 74-75 euro per quota, cioè per tonnellata di CO₂. Questo sistema mira a rendere economicamente conveniente ridurre le emissioni: chi inquina di più paga di più. Tuttavia, l’impatto sui costi energetici è significativo. Per rendere l’idea: produrre un megawattora con il carbone costa circa 36 €, mentre per produrlo con il gas si arriva intorno agli 82 €. Ma con l’ETS entra in gioco il costo delle quote relative all’inquinamento. Aggiungendo al costo dell’energia il prezzo attuale dell’ETS, pari a circa 75 €, il costo finale di un MWh prodotto con il carbone arriva a circa 111 €. Per il gas, l’aggiunta è minore (intorno ai 30 €), arrivando a più o meno 113 €. I due costi si allineano, ma il risultato è un aumento generale del prezzo dell’energia. L’harakiri europeo si palesa chiaramente con tutta la sua forza in momenti di crisi come quello attuale, in cui tra Ucraina e Medio Oriente questo meccanismo diventa particolarmente gravoso. Mentre paesi come Cina e India continuano a costruire centrali a carbone, puntando al proprio sviluppo economico, l’Europa impone a sé stessa un costo aggiuntivo che erode la competitività delle sue industrie. L’assurdo, peraltro, è che questo fenomeno porta alla delocalizzazione della produzione verso paesi con normative ambientali più morbide. E quindi le emissioni globali non diminuiscono; semplicemente si spostano altrove. Così, gli europei si trovano di fronte a bollette sempre più elevate mentre il resto del mondo continua a inquinare. In questo contesto complicato, il governo italiano sta provando a chiedere con forza la sospensione del sistema ETS per la produzione di elettricità da fonti termiche, così da alleggerire il peso sulle bollette e sulle imprese in un momento di crisi a premier Giorgia Meloni e i ministri Adolfo Urso e Gilberto Pichetto hanno avanzato la richiesta a Bruxelles, sottolineando come l’ETS agisca oggi come una tassa aggiuntiva. Tuttavia, l’Unione Europea ha risposto negativamente, ribadendo l’importanza del sistema per il raggiungimento degli obiettivi climatici. E così, anche in tempi di crisi, l’Europa mantiene invariato il meccanismo, accettando il rischio di sacrificare competitività e crescita senza una riduzione proporzionata delle emissioni a livello globale.

Alessandro Bonelli

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