Due crisiapparentemente distanti, una zootecnica e una digitale, convergono nellaprogressiva erosione del contratto sociale su cui il putinismo ha edificato unconsenso trentennale.
Il morboinnominato
Da febbraio 2026le autorità veterinarie abbattono bestiame in tutta la Siberia, ufficialmenteper pasteurellosi e rabbia. Le modalità militari dell’operazione, i villaggisigillati senza spiegazioni, le quarantene a sorpresa, convergono verso unadiagnosi diversa: afta epizootica, malattia che la Russia aveva dichiaratoeradicata nel 2025. Se confermata, quella certificazione sarebbe carta stracciae le esportazioni agricole russe, cresciute del 13% nel solo 2025, sifermerebbero di colpo. La risposta dello Stato è stata tetragona. Il decretodel governatore di Novosibirsk che ordinava i sequestri non è mai statopubblicato. Gli allevatori si trovavano le stalle vuote al rientro a casa. Ilrisarcimento offerto: 171 rubli al chilo, contro un valore di mercato di 300.Pyotr Polezhaev, un allevatore di Chernogorye, si è cosparso di benzina sultetto della propria stalla per impedire l’abbattimento. Lo zelo muscolarenell’azzerare una economia rurale già povera per definizione in una Regione aiconfini dell’impero, potrebbe fare pensare a una mossa precisa e subdola perincrementare gli arruolamenti costantemente in crisi. Un problema enorme perPutin dopo che Kim Jong-Un, a seguito dell’esperienza recente, non ha piùrinnovato l’offerta di 15.000 uomini da mandare al massacro. Ad oggi ne sonorientrati 1500. Il Kazakhstan ha vietato le importazioni da sedici regionirusse. La Bielorussia ha seguito. La Cina ha registrato un focolaio di afta inXinjiang, al confine con l’Altai russo, dove si è concentrato l’80% degliabbattimenti su circa 90mila capi totali. L’epidemiologo russo Mikhail Favorovlo ha scritto sui social: non si vuole dichiarare l’afta, ma la si combatteabbattendo tutto, così sparirà. Il tribunale di Novosibirsk ha disposto iprocessi per risarcimento a porte chiuse.
Il Grande Firewall di Mosca
Mentre icontadini siberiani perdevano le mucche, i moscoviti perdevano la connessione.Da febbraio il Roskomnadzor ha avviato la strozzatura di Telegram, usato dal76% dei russi. Motivazione ufficiale: sicurezza militare. Quella reale vacercata nelle elezioni alla Duma del prossimo settembre 2026, il regime temevache Telegram diventasse asse di coordinamento per un’opposizione silenziosa,capillare e non controllabile. Il blackout mobile ha paralizzato Mosca: taxiirraggiungibili, app bancarie mute, metropolitana in tilt. L’alternativa diStato? È MAX, il messenger del Cremolino su piattaforma VK, obbligatorio nellescuole, negli uffici pubblici, negli edifici condominiali. La piattaformaverifica se il dispositivo dell’utente usa VPN e lo blocca tempestivamentesegnalando il tentativo… Sorveglianza di massa travestita da servizio pubblico.La reazione è stata insolitamente esplicita. Il governatore di Belgorod haprotestato: MAX non consente notifiche push per gli allarmi missilistici. Imilblogger filoputiniani hanno denunciato l’inutilità tattica del blocco. Ildeputato comunista Mikhail Matveev ha parlato di “campo di concentramentodigitale”. Queste “innovazioni non sono indolori, i sondaggistiultragovernativi di FOM hanno misurato un calo di cinque punti in unasettimana, dal 76 al 71%. In Russia, dove i rilevamenti sono costruiti per rassicurareil potere, è allarmante: il Kommersant ha annotato che non si vedeva unadiscesa così rapida dal 2019, dalla riforma pensionistica. Il patto putinianosi reggeva su tre pilastri: benessere materiale relativo, informazione nonasfissiante, e la promessa che la guerra rimanesse “altrove”. Tutti e trestanno cedendo insieme. L’economia rallenta, caduti e feriti superano 1,2milioni, i droni ucraini colpiscono raffinerie nel Baltico e abitazioni aBelgorod. I contadini siberiani che portano petizioni a Mosca, i militari cheprotestano per l’arrivo dei droni senza poter azionare le sirene, i funzionaricon due SIM per evitare MAX. A settembre per le elezioni della DUMA nonassisteremo a un rivolgimento epocale, ma quello in corso assomiglia a unadegenerazione sistemica di consenso.
Giulio Galetti



