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Hormuz, perché laposizione di Meloni per liberarlo è la più saggia

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
8 de abril de 2026
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Hormuz, perché laposizione di Meloni per liberarlo è la più saggia
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Quando sono statoComandante di Reparti Aeronavali d’Altura, dediti al contrasto internazionaledi stupefacenti, mi hanno chiesto spesso perché per alcuni reati commessi viamare, nello specifico la pirateria marittima, che affonda le radici nei secolidell’Età dell’Oro (1500-1700), vige ancor oggi una tutela internazionale percui qualsiasi Stato ha il diritto di combattere e catturare i moderni piratiovunque si trovino negli sconfinati spazi marittimi – i pirati erano e sonodefiniti hostis humani generis (nemici del genere umano) – mentre per un reatomolto più attuale, ma non meno pericoloso per la nostra società, come iltraffico via mare di sostanze stupefacenti, si può agire con le forze navali dipolizia unicamente nelle proprie acque nazionali o eccezionalmente in altomare, ma solo ed unicamente grazie a convenzioni e previ accordi bilaterali cheprevedono il consenso, mai scontato, degli Stati di Bandiera. La risposta cheho dato è sempre la stessa: perché il diritto internazionale, ed in particolareil diritto internazionale del mare, risente ancora oggi della potenza militare,coloniale e commerciale dell’ex Impero Britannico che, fondandosi sui trafficitra la madrepatria e i suoi enormi possedimenti d’oltremare, esigeva ilprincipio, tutt’ora esistente, della Libertà dei Mari, da ottenere all’epocaattraverso il dominio navale con la sua Royal Navy. Di fatto, per gli equilibrimondiali e per il diritto internazionale, è ancora oggi più importantegarantire che una petroliera possa navigare liberamente negli oceani di tuttoil mondo, piuttosto che una nave trasportante cocaina scarichi in un porto occidentale.Il primo è un caso di delitto internazionale, il secondo semplicemente didelitto transnazionale. Fatto questo assunto, si potrebbe parlare dellapolitica di Trump per mesi interi, sta di fatto che quanto POTUS (President ofthe United States of America) ha deciso d’iniziare, o meglio dire proseguire,la guerra all’Iran assieme ad Israele, forse non ha calcolato bene l’importanzadello Stretto di Hormuz per l’economia di tutto il mondo, ed in particolareproprio dell’Europa. O forse lo ha calcolato, ma ugualmente ha omesso diprevenire quello che poi è accaduto e che sta accadendo, e cioè che laRepubblica Islamica ha bloccato il transito mercantile in quel braccio di mareche è la porta da cui il Golfo Persico e quello dell’Oman si affaccianosull’Oceano Indiano Ora, la domanda che ci si pone è questa: il blocco attuatodall’Iran, può rientrare in una risposta bellica all’attacco americano, equindi legittimata dal punto di vista del diritto internazionale? La rispostaè, a mio parere, ampiamente negativa: il blocco unilaterale e totale delloStretto di Hormuz non può essere considerata una risposta legittima da partedell’Iran, e costituisce una violazione delle norme sulla libertà dinavigazione. E qui entra, o dovrebbe entrare in gioco l’Europa, la prima chesubirà i negativi riverberi sulla propria economia dal blocco, chiamata dalPresidente Trump a collaborare nella riapertura dello Stretto. La risposta diGermania, Regno Unito, Francia, Italia e Spagna è stata negativa, adducendomotivazioni che vanno da: “Il conflitto non ci riguarda” a “manca la chiarezzasugli obiettivi prefissati”, richiedendo di percorrere la consueta viadiplomatica, panacea di tutti conflitti nel mondo. Al netto dellacondivisibilità dei dubbi europei, ciò che preme sottolineare è che l’Europanon è chiamata ad entrare in guerra, ma solamente (anche se tutti convengonoche non sarebbe poca cosa, seppur praticamente indifferibile) ad intervenireper reprimere la pirateria che sta ponendo in essere l’Iran nei confronti delmondo intero, così come già oggi avviene con l’Operazione EUNAVFOR Atalanta,per il contrasto ai pirati somali o, forse più indicativa, con l’OperazioneEUNAVFOR Aspides, in risposta agli attacchi Houthi contro le navi nel MarRosso. In questa mancata attivazione europea, almeno l’Italia – come spessooramai accade grazie alla riconosciuta lungimiranza e capacità in politicaestera del Governo di Giorgia Meloni – ha auspicato che si possa addivenire auna missione multilaterale internazionale, autorizzata dalle nazioni Unite, chein qualche modo possa ripristinare la sicurezza a Hormuz, e scongiurareun’altra pesantissima crisi energetica.

Sergio De Santis

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