Un virus che dinorma contagia pesci e invertebrati marini ha iniziato a infettare anchel’uomo: è la prima volta che si ha notizia di uno spillover, un salto dispecie, dagli animali marini a noi. Chi è colpito dal patogeno, il covertmortality nodavirus (CmNV), sviluppa una strana malattia oculare, che associainfiammazione all’aumento della pressione interna dell’occhio, con rischio didanni al nervo ottico e di perdita della vista. La scoperta descritta su NatureMicrobiology è avvenuta in Cina, ma il virus è presente nei mari di tutto ilmondo e si sospetta che possa aver effettuato il «salto» anche inaltre specie terrestri.
Un numerosospetto di problemi oculari
La confermadell’infezione da CmNV è arrivata dopo che un gruppo di scienziati cinesi,inclusi i ricercatori dell’Accademia Cinese delle scienze ittiche di Qingdao,ha analizzato le secrezioni oculari di 70 persone che avevano avuto, tra il2022 e il 2025, tutte la stessa diagnosi di una misteriosa malattia agli occhi,chiamata persistent ocular hypertension viral anterior uveitis (POH-VAU).Questa patologia comporta un’infiammazione del segmento anteriore dell’occhio(cornea, iride, corpi ciliari) e un aumento di pressione all’internodell’occhio simile a quello causato dal glaucoma (una malattia del nervoottico) che può degenerare, nei casi più gravi, nella perdita della vista.Tutti i pazienti sono risultati positivi al CmNV, una sorpresa perché, finora,nessun virus originato da animali acquatici era noto per aver effettuato ilsalto di specie e per causare malattie nell’uomo. Infatti, è molto strano cheun virus abbia una gamma tanto vasta di ospiti e che sia in grado di infettareinvertebrati, pesci e mammiferi. I pazienti sono stati curati con farmaci perridurre l’infiammazione e il gonfiore, ma un terzo di loro ha dovuto sottoporsia un intervento chirurgico per diminuire la pressione sul nervo ottico e unapersona ha perso la vista.
Il contagioattraverso l’acquacoltura
Più della metàdelle persone contagiate lavorava nel settore dell’acquacoltura, l’allevamentodi organismi acquatici come pesci, crostacei e molluschi o la coltivazione dialghe. Il 16% dei contagiati aveva o mangiato pesce o crostacei crudi, o avutocontatti ravvicinati con chi – per cibo ingerito, lavoro a contatto conorganismi acquatici o contagio conclamato – risultava ad alto rischio. Ilnodavirus responsabile dell’infezione può infettare almeno 49 diverse speciemarine, inclusi granchi, gamberi, cetrioli di mare, cirripedi (crostaceimarini), e di solito causa perdita di colore e letargia. Non è chiaro perchénell’uomo dia sintomi agli occhi. Quando gli scienziati hanno contagiato con ilvirus alcuni topi, si sono accorti che gli animali che condividevano l’acqua selo sono trasmesso. Non è chiaro se il virus possa passare da uomo a uomo, maun’ipotesi è che chi l’ha contratto sul lavoro abbia maneggiato pesce infettomentre era ferito, e che il passaggio di utensili e altri materiali domesticicon i familiari possa facilitarne la trasmissione. Al momento non c’è lapreoccupazione che la malattia che il virus porta possa diventare epidemica,anche se il patogeno è presente negli animali marini di almeno cinquecontinenti: Asia, Nord e Sud America, Europa, Africa, Antartide.
Acque caldepeggiorano l’infezione
Il team si èdetto certo che il virus sia presente in altre specie che non sono ancora statetestate, e che non si può escludere che sia transitato per altri mammiferiprima di raggiungere l’uomo. Le specie marine potrebbero trasmettersil’infezione condividendo lo stesso cibo, per esempio un tipo di krill antarticoche non manifesta i sintomi dell’infezione ma che potrebbe essere una riservadel virus. Si è visto infatti che temperature più alte dei mari peggioranol’infezione negli animali marini. In generale, i cambiamenti climatici e leattività umane in mare sono fattori che facilitano il passaggio di zoonosi traecosistemi diversi.
Elisabetta Intini



