Può un essere umano orrendamente abietto possedere una stupefacente profondità di pensiero? Esiste una filosofia sul fondo della perversione più estrema? Ascoltando l’ultima intervista rilasciata da Jeffrey Epstein prima di essere arrestato, condotta (dicono) da Steve Bannon, si può divenire partecipi di una mente raffinata e profonda, a patto di giudicare quanto si ascolta liberando la mente dai giudizi di ordine morale che non servono mai a capire nulla.
Epstein era affascinato dall’idea di rendere dimostrabile ciò che è indimostrabile; trasformare l’ignoto in una formula algebrica, rendendo la complessità alla portata della scienza empirica. Geniale matematico di formazione e profondo conoscitore del sistema finanziario, Epstein aveva investito notevoli somme di denaro nella creazione del Santa Fe Institute, un istituto in cui brillanti scienziati avrebbero avuto gli strumenti e i fondi a disposizione per sviluppare teorie innovative ed esplorare gli aspetti ancora poco noti del creato.
Epstein aveva come obiettivo quello di rendere conoscibile l’inconoscibile, trasformando gli aspetti misteriosi della realtà in formule matematiche. Si sarebbero potuti conoscere così, ad esempio, i motivi dietro ad un crollo finanziario mondiale, le ragioni biologiche della morte e della vita, la specificità delle emozioni, gli elementi dell’universo ancora sconosciuti. In pratica seguire un preciso ideale del mondo e dell’uomo quali manifestazioni naturali, al pari di un Quark o di una proliferazione batterica, e come tali studiabili, catalogabili, e quindi utilizzabili esattamente come tutte le altre risorse della natura disponibili.
Questa concezione della realtà non apparirà nuova a chi ha familiarità con le opere del marchese De Sade, filosofo volgarmente ridotto a pornografo, il quale sviluppa nelle sue opere una visione filosofica improntata al più freddo naturalismo, eliminando ogni cosa che non abbia una ragione naturalmente e scientificamente inquadrabile. Da qui il disprezzo verso la morale, l’etica, le leggi, la religione. L’uomo è un essere vivente, si evince dai racconti del divino marchese, non un essere umano. C’è differenza.
Un essere vivente può essere utilizzato, sfruttato e distrutto senza violare l’ordine naturale del mondo o comprometterne le funzioni; ecco perché mangiamo gli animali, che sono esseri viventi come noi. Perché dunque, si chiede de Sade, dovremmo limitarci quando si tratta di utilizzare un altro nostro simile per il nostro godimento? La matematizzazione della realtà secondo Epstein esclude automaticamente la possibilità che esista qualcosa di inconoscibile ed incalcolabile.
Esclude Dio, innanzitutto. E poi di nuovo l’etica, la morale (a giustificazione delle sue orge a base di ragazzine). Egli guarda il mondo con gli occhi di un matematico e tutto ciò che non rientra in un calcolo naturale è una superflua sovrastruttura. Perciò, cosa mi impedisce di avere rapporti sessuali con una ragazzina che ha appena avuto il primo mestruo, come pare lui amasse fare? In natura il menarca indica che una ragazza è pronta a riprodursi, il fatto che venga considerata dalla morale e dalle leggi “troppo giovane” non ha significato agli occhi di chi segue le leggi naturali.
Non è un caso che queste deviazioni vengano perpetrate sempre in modo sistematico da chi detiene molto potere sia economico che politico e dunque può permettersi di andare al di là della legge. Un simile atteggiamento non è certo alla portata di un cittadino qualsiasi. Epstein guardava le sue sventurate giovinette e vedeva dei corpi da utilizzare. Non esseri umani come lui e quindi portatori di un valore che prescinde dalla dimensione fisica, ma niente altro che corpi attraverso cui saziarsi.
Se la natura mi ha dato degli istinti, perché non seguirli? Quando Dio, e quindi il mistero dell’esistenza umana, scompare dall’orizzonte del pensiero, tutto è consentito. Si può individuare una formula matematica che spieghi cosa sia l’amore? O l’etica? O la speranza? Cosa distingue la vita umana da quella di un bovino oltre l’aspetto biologico? Proprio l’impossibilità di catalogare scientificamente questi aspetti dell’esistenza consegna loro il proprio valore.
Nella mente di Epstein le uniche cose interessanti della vita erano i frammenti di realtà attraverso la cui individuazione è possibile comprendere i sistemi complessi del mondo. La biomatematica, la fisica quantistica, gli studi sulla vita artificiale costituivano i campi in cui l’ex finanziere dedicava il suo impegno intellettuale.
Dalle sue ultime parole emerge una precisa visione del mondo ispirata ad un naturalismo sottile, lontano dalla magnificenza terribile dei personaggi sadiani, ma improntato alle stesse conclusioni. Cercando di matematizzare ogni aspetto della vita si riduce l’essere umano ad un cumulo di molecole, trasformandolo, per l’appunto, in un essere vivente. Con tutte le conseguenze che, file dopo file, drammaticamente apprendiamo.
Francesco Teodori



