Quando penso a quanti allarmi inutili, ai fiumi di parole. Alle illazioni sulla crisi dello Stretto, e invece era tutto così semplice, bastava solo un po’ di pazienza: ci pensa Luigi Di Maio, who else? E non azzardatevi mai più a chiamarlo Giggino o’ bibitaro, egli è un mediatore di razza e s’inserisce nella grande tradizione diplomatica italiana che va da Machiavelli a De Mistura. Ecco, bastava mettersi nella mani buone, come sapeva quel gran genio del banchiere, Mario Draghi, che ce l’ha messo, col benestare di Sergio Mattarella, nel posto giusto al momento giusto: con Di Maio, ogni crisi è superabile, è gestibile, si può stare tranquilli, bisogna solo lasciarlo fare. Già il titolo delle agenzie pare surreale, ma, bada ben bada ben bada ben, è psichedelico: “Iran: Di Maio, Ue lavora con Onu per sbloccare lo Stretto di Hormuz”. Avete capito bene? Di Maio fa cose, sblocca situazioni. E la sua prudente sagacia si manifesta subito con una serie di certezze che danno sicurezza: “Per l’Ue i Paesi del Golfo sono dei partner strategici (e qui, fare subito la faccia convinta di Raimondo Vianello: “Eh, sono strategici, eh, chi l’avebbe detto!”). Fin dal primo giorno di questi attacchi ingiustificati da parte dell’Iran – prosegue l’ambasciatore di Pomigliano d’Arco – noi ci siamo attivati prima di tutto per dare un sostegno diplomatico e politico“. E già respiriamo di sollievo, stiamo in una botte de fero, che ti aspetti di più? Ma il nostro rappresentante speciale dell’Unione europea per la regione del Golfo non lascia niente nel vago, e, intervenendo a Rds, discende nel dettaglio analitico: “I nostri Paesi Ue hanno dato tutto quello che serviva per aumentare le capacità di difesa da missili e droni (ancora Vianello, tentennando gravemente la testa). Stiamo sostenendo i contatti di questi Paesi con gli ucraini, che hanno tecnologie innovative (idem come sopra). E poi ora promuoviamo un’iniziativa, come Ue, con le Nazioni Unite per sbloccare lo Stretto di Hormuz, sulla falsa riga di ciò che successe con il grano nel Mar Nero dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. I Paesi del Golfo non si sentono parte di questa guerra. Noi abbiamo dimostrato loro vicinanza fin dal primo momento (“eh, pensa, la vicinanza, eh”), ovviamente si lavora per un’escalation e gli incontri che stiamo avendo in queste ore servono a rafforzare una soluzione diplomatica in questo conflitto”. Eh, la escalation. Eh, la situazione diplomatica, eh! Sull’iniziativa in questione non è dato sapere di più, ma se uno stratega la spiega, che stratega è? Ci vuole prudenza, passo felpato, Di Maio nel Golfo non s’ingolfa: agisce. Con la sagacia misurata che gli è proverbiale, come quando in pizzeria faceva l’aeroplano dopo avere sconfitto la povertà. Prima la sua, poi la sua, poi ancora la sua. Adesso, allo stesso modo, continuando sulla “falsa riga”, sconfigge sempre la sua, in una prospettiva mediorientale: sta avendo degli incontri, sta rafforzando, che altro vi serve. Miscredenti. Insomma, siamo amici dei Paesi del Golfo, i Paesi del Golfo sono nostri amici, la guerra non ci riguarda, ci stanno la Ue e la Onu (uè uè uè), la vostra soddisfazione è il nostro miglior premio, piripiripì. Per tutto il resto c’è Di Maio: un uomo, un ambasciatore, un regolatore. Uno che, per il percorso sinuoso, ma preciso, sempre teso al rinnovamento, il suo, si disvela come un Disraeli: aspettiamo le memorie, la narrariva. E questo è il suo trionfo, dopo la povertà sconfigge la guerra e dovremo pure ringraziarlo: noi tutti a sfotterlo con la storia delle bibite al San Paolo, e lui invece con la lucidità di un drone puntava all’obiettivo, cambiava strategia, da movimentista a 5 Stelle a conservatore moderato, figlio della élite burocratica che decide il mondo, ‘sto figlio di un banchiere, politicamente parlando. E adesso siamo noi a dipendere da lui, dalle sue folgorazioni, dalle escalation, gli incontri che sta avendo in queste ore, le discese ardite e le risalite. Non presumete che si fermerà qui. Quando avrà sconfitto anche il conflitto, ripristinando la percorrenza delle petroliere e il nostro fabbisogno energetico, nulla gli sarà più precluso, neppure il governo, alla faccia del Gladstone di turno, neppure la presidenza della Repubblica, dell’Unione Europea, dell’Onu, dell’Ocse, dell’Opec, del WEF. Luigi Di Maio, politico e diplomatico italiano, da Avellino, formatosi come studente liceale, poi d’ingegneria, poi di giurisprudenza, poi di e-commerce e social media marketing, poi di grillologia molto applicata, prima di spiccare il volo come un aeroplano, un drone sparato dritto verso il Golfo, dove non serve neanche il golfino, basta il doppiopetto blu diplomatico. E noi, che lo sfottevamo, adesso dipendiamo, tutti, tutta Italia e provincia, tutto il Medio Oriente e provincia, tutto il mondo e provincia, dalle sue qualità mediatrici che, ancora una volta, porteranno i risultati attesi. E tu, Trump, smettila di rompere i coglioni con le tue guerre che nessuno vuole e abbassa lo sguardo quando incontri l’ambasciatore Di Maio. Anzi, già che ci sei portagli una coca-cola light, guagliò.
Max Del Papa



