I numeri “parlano chiaro: siamo di fronte a una specie ormai stabilmente insediata, con densità particolarmente elevate nelle aree più produttive per la pesca. Questo impone una strategia permanente di gestione e non interventi emergenziali”. Così l’assessore alla Pesca della Regione Veneto, Dario Bond, tirando le somme del progetto “Mappatura ambientale ed eco-fisiologica del granchio blu nelle acque interne e marittime del Veneto (Blue Crab Action Plan)”, illustrato oggi a Rovigo in presenza del commissario Enrico Caterino. Durato 30 mesi, frutto della collaborazione tra Regione, Arpav, Veneto Agricoltura, Università di Padova e Ca’ Foscari Venezia, il piano ha contato su un budget complessivo di 1.541.000 euro, di cui 750.000 di risorse regionali più un cofinanziamento di 791.000 da parte di altri enti regionali e istituti di ricerca. L’assessore, quindi, sprona a trasformare il problema del granchio blu, che dal 2023 compromette in Adriatico sia la pesca di vongole e cozze sia lo molluschicoltura, in “un’opportunità, introducendo il crostaceo nei mercati asiatici, americani ed europei che ne sono sensibili, perché la presenza del granchio non è più episodica o emergenziale ma purtroppo- rimarca Bond- sistemica”. Nel periodo giugno-novembre 2025, sono stati campionati 62.468 chili di granchio blu in 150 chilometri di costa tra mare, valli e lagune, confermando la diffusione capillare della specie. Sugli attrezzi di pesca selettiva, per contenere la proliferazione, emerge che le nasse risultano più performanti nel delta del Po mentre i cogolli nella laguna di Venezia.
M.C.



