Si è chiuso il termine ad Haiti per presentare le candidature alle prossime elezioni generali, le prime che si svolgeranno nel Paese dal 2016. Ben 280 i partiti che si sono registrati: un record per l’isola dei Caraibi, affetta da un conflitto interno tra esercito e bande armate che per l’Onu ha causato quasi 6mila morti, un milione e 400mila sfollati tra i civili e una delle crisi umanitarie più preoccupanti della regione. Ben 1.250 vittime – tra cui 17 minori – sono state causate dagli attacchi dei droni degli ultimi dieci mesi, così come ha denunciato in settimana Human Rights Watch. L’ong accusa degli attacchi le forze governative e i contractor dell’azienda Vectus Global, di proprietà dell’imprenditore statunitense Erik Prince, che ad agosto ha siglato un accordo di dieci anni con le autorità haitiane. Gli attacchi, come ha riferito l’ong in un report, hanno riguardato anche zone densamente popolate della capitale Port-au-Prince, causando morti tra i civili e facendo apparire l’eliminazione dei membri delle bande come “uccisioni extragiudiziali”.
La testata Haitian Times fa sapere che né le autorità di governo né le forze di polizia hanno replicato alla richiesta di commento avanzata da Human Rights Watch.
Come evidenzia la stampa internazionale, gran parte dei partiti che ora si sono registrati alle elezioni sono di recente formazione e non avranno la possibilità di qualificarsi; tuttavia, l’enorme afflusso di candidati mostrerebbe quanto forte nella popolazione sia la voglia di cambiamento e di partecipazione per porre fine alla crisi e dare soluzioni ai principali problemi sociali.
La Commissione elettorale pubblicherà le liste il prossimo 26 marzo mentre il voto vero e proprio dovrebbe svolgersi entro la fine del 2026. Resta infatti profonda incertezza per il suo svolgimento a causa delle violenze. Le elezioni sono state rinviate già varie volte, con il primo turno fissato ad agosto prima di essere posticipato a dicembre. Al momento Haiti è governata dal primo ministro Alix Didier Fils-Aimé, nominato dal consiglio presidenziale di transizione che si è dimesso all’inizio di febbraio, come stabilito dalla Costituzione.
Alessandra Fabbretti



