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In alto la neve si scioglie, in basso non si riesce a recuperare l’acqua

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
18 de marzo de 2026
in Ambiente, Ecología
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In alto la neve si scioglie, in basso non si riesce a recuperare l’acqua
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In ‘alto’, sulle montagne, le abbondanti nevicate di febbraio si stanno già sciogliendo a causa del rialzo termico. Ma in un contesto “comunque di deficit”, da ottobre a febbraio, del 36% per le Dolomiti e del 23% per le Prealpi. Quindi, “se da un lato questo fenomeno contribuisce a sostenere le portate attuali dei fiumi, dall’altro rappresenta una risorsa volatile che, per mancanza di adeguati sistemi di stoccaggio, è destinata a defluire velocemente verso il mare senza poter essere conservata per i periodi di massima siccità”, avvisa il direttore di Anbi Veneto Silvio Parizzi. “A fare la differenza, sarà dunque la presenza o la mancanza di piogge nella delicata fase dei trapianti, delle semine e della fioritura degli alberi da frutto”, aggiunge.

Secondo le proiezioni del Centro di sperimentazione per l’innovazione irrigua Cespii-Leb, marzo sarà un mese relativamente secco in controtendenza con i primi due del 2026 piovosi: +36 a gennaio e +33% a febbraio, rispetto alla media trentennale 1991-2020. Il bilancio dell’anno idrologico iniziato ad ottobre rimane fin qui negativo con un deficit del 23%. A farne le spese sono soprattutto le falde acquifere, con livelli che nella bassa pianura si stanno riprendendo mentre permane un ritardo della ricarica nella zona di falda. Anomalie nelle temperature, graveranno sulla richiesta di irrigazione. Febbraio non fa ben sperare con 2,6 gradi in più rispetto alla media e una terza decade in cui la colonnina di mercurio è schizzata +6,5.

Con queste premesse la stagione irrigua “si preannuncia complessa sotto diversi punti di vista” e dunque Anbi raccomanda monitoraggio costante e gestione oculata delle derivazioni.

Con l’apertura ufficiale delle paratoie del canale Lessinio Euganeo Berico nella sede direzionale del Consorzio di Bonifica Leb, a Cologna Veneta (Verona), ha preso il via sabato scorso, 14 marzo, la stagione irrigua nel Veneto. Entrerà nel vivo ad aprile, in momenti diversi a seconda dei comprensori di bonifica, con l’attività di irrigazione vera e propria. I Consorzi del Veneto distribuiscono risorsa a fini irrigui ed ecosistemici attraverso un’infrastruttura di 26.000 chilometri, ovvero oltre l’80% della rete di fiumi e canali di pianura. Ma lo scenario normativo che regola le derivazioni rischia di mutare.

Dal 1° gennaio 2027 entreranno in vigore i nuovi parametri del Deflusso ecologico che, avvisa l’Anbi del Veneto, “potrebbero rivedere al ribasso la quantità di risorsa prelevata dai fiumi e distribuita tramite la rete secondaria- afferma il presidente Alex Vantini- questi criteri sono attualmente oggetto di una delicata fase di sperimentazione e valutazione presso il tavolo tecnico istituito dalla Regione Veneto con l’Autorità di Bacino delle Alpi Orientali. La posta in gioco è altissima, poiché la questione riguarda direttamente una produzione agricola regionale dal valore di otto miliardi di euro, la cui stabilità dipende per il 90% dalla disponibilità di irrigazione, senza dimenticare i servizi ecosistemici legati alla risorsa in termini ambientali, paesaggistici, economici e ricreativi, il cui valore è stimato in oltre 640 milioni di euro l’anno”.

Mattia Cecchini

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