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Iran 1979: come nacque la Repubblica Islamica tra promesse e inganni

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
16 de marzo de 2026
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Iran 1979: come nacque la Repubblica Islamica tra promesse e inganni
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Per comprendere il conflitto attuale e il tipo di regime che si sta instaurando, è necessario partire dal passato

Un articolo della dottoressa tedesco-iraniana Katajun Amirpur, professoressa di studi islamici all’università di Colonia, pubblicato sul quotidiano zurighese NZZ, ci fa capire come si sia instaurato sub-dolamente in Iran l’attuale rigidissimo regime islamico, che Israele e Stati Uniti stanno ora cercando di far scricchiolare. La rivoluzione del 1979 in Iran contro lo scià Mohammad Reza Pahlavi non ha dato i risultati sperati, malgrado le speranze con la deposizione del sovrano. I mullah praticamente ingannarono il popolo iraniano creando una vera e propria teocrazia, che è quella che dura fino ad oggi. Ai tempi dello scià, l’Iran era un Paese dove non c’era libertà. Già poco prima della rivoluzione si potevano infatti già sentire venti di libertà. I libri proibiti venivano improvvisamente venduti di nuovo. La censura non esisteva praticamente più e la stampa di opposizione accresceva la sua popolarità. Era un tempo di grandi speranze per il popolo persiano. L’ayatollah Khomeini, dal suo esilio in Francia, promise una costituzione democratica e molti sperarono in tempi migliori. Uno schizzo del nuovo documento era pronto ed egli stesso confermò che il clero non avrebbe avuto alcun ruolo speciale nel nuovo Stato. Ma con queste promesse Khomeini ingannò il popolo, non si sa bene se seguendo un piano preciso o se volendo soltanto sfruttare il momento favorevole. Ci fu quindi un referendum tra monarchia e repubblica islamica. Il quesito fu posto in modo insidioso e il segreto del voto non venne tutelato. Così il 30 marzo 1979 ci fu un vero e proprio plebiscito a favore della repubblica islamica, che vinse con il 98,2% dei voti. Nessuno però sapeva cosa volesse dire repubblica “islamica”. Se si fossero letti gli scritti degli anni precedenti dell’ayatollah Khomeini, si sarebbe probabilmente capito cosa intendesse con questa forma istituzionale. Il vero volto di Khomeini si manifestò poco dopo il referendum, quando egli propose improvvisamente di nominare un piccolo gruppo di esperti, eletti dal popolo, per redigere la costituzione definitiva della nazione. Solo allora i seguaci di Khomeini chiesero che il potere del giurista islamico fosse sancito nella costituzione. L’ayatollah iniziò a marchiare le forze più democratiche come “comunisti“ e “controrivoluzionari“. Venne esercitata pressione sulla popolazione perché votasse per i religiosi alle elezioni per l’Assemblea degli Esperti del 3 agosto 1979. Su 72 membri, 55 erano religiosi a favore di Khomeini. I candidati borghese-liberali del Fronte Nazionale non furono neanche nominati sulla scheda elettorale. E qui iniziò la storia fatale. La bozza originale di costituzione, con la separazione tra religione e stato, venne accantonata dall’Assemblea degli Esperti. Nel nuovo documento Khomeini fu posto al di sopra di ogni potere. Ogni oppositore veniva eliminato. Iniziò un drammatico periodo di epurazione. La svolta avvenne con la messa al bando del quotidiano di opposizione (Ayandegan), che esisteva dai tempi dello scià. Dopo che Khomeini si espresse contro il giornale, il procuratore generale lo fece chiudere. Bastava un desiderio o un commento dell’ayatollah, perché i suoi sudditi immediatamente passassero all’azione. Anche molti altri quotidiani non in linea con le idee di Khomeini furono messi al bando. La legge restrittiva sulla stampa dei tempi dello scià tornò in vigore, addirittura proclamando che la libertà di stampa esisteva solo se i fondamenti dell’Islam non venivano criticati. E in tutta la costituzione ritorna questo motivo: le libertà sono garantite purché non violino la libertà dell’Islam. La formulazione è vaga e sibillina: partiti, organizzazioni di tutti i tipi e addirittura minoranze religiose sono riconosciuti e consentiti dalla Costituzione a patto di non violare i principi della religione di Maometto. Le regole islamiche vennero poi definite in modo molto arbitrario e restrittivo da Khomeini e dai suoi seguaci, che finirono per eliminare tutti gli oppositori: il partito comunista fautore della rivoluzione, i gruppi marxisti islamici e le forze borghesi liberali. Nei primi anni, nella cosiddetta Prima Repubblica, Khomeini si preoccupò di consolidare il potere per se stesso e i suoi fedelissimi. Anche eventi imprevedibili contribuirono a rinforzare il potere praticamente assoluto dell’ayatollah. Il 5 novembre 1979 gli studenti assaltarono l’ambasciata americana. Pur se Khomeini ne era inizialmente estraneo, sfruttò la situazione, schierandosi dalla parte dei giovani, in quello che è uno dei traumi più profondi per l‘America. La situazione dei 52 diplomatici americani in ostaggio durò ben 444 giorni. Il go-verno moderato, guidato da Mehdi Bazargan, si dimise per protesta contro la presa degli ostaggi. Questo diede nuovo slancio, come se ce ne fosse stato bisogno, agli estremisti islamici più radicali, che emarginarono tutti i loro rivali. Bazargan ci aveva forse visto giusto, avendo definito Khomeini, tempo prima, come lo “scià con il turbante“. Questo fu il primo di tre eventi che resero il regime fortissimo, cancellando in pratica ogni opposizione. Ogni antagonista veniva denunciato dal regime come scagnozzo degli americani, citando presunte prove false rinvenute nell’ambasciata americana a Teheran. Nessuno poteva immaginare che Khomeini fosse così astuto e abile nel manipolare le masse. Il regime reagiva spietatamente contro i critici. Poi il 4 giugno 1980 vennero chiuse tutte le università iraniane, solo perché Khomeini aveva dichiarato “Non abbiamo paura degli attacchi militari; abbiamo paura delle università coloniali”. Le università venivano considerate come la base dei Mujaheddin del Popolo, i principali avversari del regime. Gli atenei restarono chiusi ben quattro anni. Gli anni fino al 1982 costituirono un periodo di aspre lotte interne di potere, che venne consolidato con la Guerra del Golfo. Quando Saddam Hussein attaccò l’Iran (questo è il terzo degli eventi menzionati prima), ritenendo che fosse nel suo momento di massima debolezza, contribuì invece a stabilizzare il potere del regime. Infatti, non solo i militari si schierarono uniti dietro a Khomeini, ma addirittura tutti i patrioti che vedevano la leadership dell’ayatollah come unico baluardo per difendere la patria e l’unità nazionale. Insomma, senza tutte queste circostanze, non si sarebbe arrivati al regime attuale che vige in Iran ormai da ben più di 40 anni, continuato successivamente da Khamenei. Solo nei prossimi giorni, settimane o mesi, si potrà forse vedere qualche spiraglio e capire veramente cosa potrà succedere.

Andrea Gebbia

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