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Allah sì, Cristo no: l’ipocrisia in queste foto su Trump e Mamdani

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
16 de marzo de 2026
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Allah sì, Cristo no: l’ipocrisia in queste foto su Trump e Mamdani
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Nel giro di poche settimane, due figure apicali della politica degli Stati Uniti hanno pubblicamente inserito dei momenti religiosi nei loro uffici, scatenando però reazioni mediatiche molto diverse. Andiamo con ordine: il 5 marzo, il presidente Donald Trump ha ospitato un gruppo di pastori evangelici nello Studio Ovale per una sessione di preghiera per la guerra in Iran. Le immagini video condivise ovunque hanno mostrato i pastori che imponevano le mani su Trump mentre pregavano chiedendo protezione per le truppe americane. L’evento è diventato virale rapidamente e non in modo lusinghiero. I critici, infatti, lo hanno etichettato la preghiera come un atto retrivo, teatrale o addirittura degno di una setta. Dunque, la spiritualità del presidente USA è stata percepita come trash o comunque fuori luogo: a torto o a ragione, per tanti invocare la fede in un momento di crisi è intrinsecamente ridicolo. E fin qui tutto bene, è un feedback che può essere condivisibile. Il problema però è che le recensioni cambiano radicalmente e diventano positive quando il primo sindaco musulmano della città di New York, Zohran Mamdani, decide di ospitare un iftar (la rottura tradizionale del digiuno per il Ramadan) nel municipio della Grande Mela. I partecipanti musulmani si sono seduti a terra per pregare e condividere un pasto insieme al loro sindaco. Insomma, l’approccio religioso è stato molto simile a quello di Trump, eppure in questo caso la copertura mediatica è stata prevalentemente positiva: le testate lo hanno descritto come uno splendido simbolo di integrazione nella città più multiculturale d’America. I dipendenti musulmani del municipio hanno espresso entusiasmo per la visibilità e i post sui social media hanno celebrato l’inclusività. Praticamente nessun quotidiano lo ha inquadrato come una violazione della separazione tra religione e politica. Tutt’altro: il gesto è stato acclamato come un passo verso il raggiungimento di una sperata armonia culturale. Perché questa disparità evidente? Perché l’espressione di cristianesimo di un leader è accolta con derisione, mentre l’osservanza islamica di un altro è lodata come geniale? Purtroppo, è una mera questione di politica: la base evangelica di Trump si allinea con i conservatori e così viene spesso dipinta dalle testate di sinistra come fanatica. Mamdani invece, un democratico progressista, si inserisce in una narrazione di diversità e inclusione, rendendo le sue azioni immuni a critiche simili nonostante l’Islam per definizione sia une religione molto più dura e retriva del cristianesimo. Eppure, mentre il cristianesimo viene visto come sempre più trash e arcaico, l’Islam viene visto come una stupenda manifestazione culturale. Persino e soprattutto in Occidente. Sta di fatto che entrambi gli eventi condividono un terreno comune (e, se vogliamo guardarla cinicamente, lo stesso intento un po’ ruffiano di due leader che si rivolgono alle comunità religiose per avere più grip elettorale). Ma nel mondo attuale va bene ridicolizzare una religione ed esaltarne un’altra. Questo è un altro tassello dell’ipocrisia sociale del nostro tempo: sputare sulla cultura occidentale ed esaltare le alloctone, semplicemente perché è chic.

Alessandro Bonelli

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