In molti sostengono che il sorteggio per il Csm potrebbe anche andare bene, ma solo se l’organo di autogoverno della magistratura fosse interamente composto da magistrati, senza quota laica, cioè di nomina politica. Ebbene, questo non sarebbe possibile per una contraddizione costituzionale. Mi spiego. Abbiamo sempre detto che la nostra Repubblica si regge su tre poteri: esecutivo, legislativo e giudiziario. Il motivo per cui, sin dalla sua istituzione, il Csm ha previsto una quota laica, quindi politica, è legata al fatto che la nostra è una repubblica in cui la sovranità è popolare: è quindi il popolo ad attribuire i poteri. Ora, questo è possibile per potere esecutivo e potere legislativo, che sono attributi dal popolo o direttamente tramite elezioni per il potere legislativo o indirettamente, tramite i voti di fiducia accordate dal Parlamento eletto dal popolo ai governi, per il potere esecutivo. Non è invece possibile per il potere giudiziario: banalmente, alla magistratura non si accede tramite elezioni, ma per concorso. La presenza “politica” nel Csm è uno dei modi per rimediare a questa mancanza: il potere giudiziario, quindi, viene riconosciuto e attribuito dal popolo, attraverso la presenza nell’organo di autogoverno della magistratura di membri nominati da persone elette dal popolo, cioè il Parlamento. E con questa, peraltro, stendiamo un velo pietoso anche su tutti quelli, fra cui alcuni colleghi, che se ne sono usciti con “ma allora perché non sorteggiamo anche i parlamentari?” dimostrando di non capire niente di quella Costituzione di cui si dichiarano strenui difensori. La cosa curiosa è che, costituzionalmente, questo aspetto legittimerebbe, per quanto paradossale, una riforma che istituisse un Csm interamente composto da membri laici. Ma questo farebbe venir meno il presupposto dell’equilibrio dei poteri, che già di suo non se la passa così bene.
Guglielmo Mastroianni



