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Guerra all’Iran: Borse ancora in calo, petrolio sopra i 100 dollari

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
11 de marzo de 2026
in Economía
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Guerra all’Iran: Borse ancora in calo, petrolio sopra i 100 dollari
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Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno scuotendo i mercati finanziari globali. Il balzo del petrolio sopra i 100 dollari al barile ha riacceso i timori per una nuova ondata inflazionistica e per un possibile irrigidimento delle politiche monetarie, con effetti immediati sulle Borse europee e internazionali. In questo contesto anche Piazza Affari si muove in territorio negativo, mentre gli investitori si rifugiano nel dollaro e cresce la volatilità sui mercati globali.

Borsa di Milano in rosso, ma riduce le perdite

La Borsa di Milano procede in deciso calo ma limita il ribasso rispetto all’apertura. Il Ftse Mib perde l’1,78% a quota 43.364,78 punti, penalizzato dall’impennata dei prezzi energetici e dalle preoccupazioni per l’economia globale.

Tra i titoli peggiori spiccano Prysmian (-4,9%), Stellantis (-3,53%), Azimut (-3,4%), Unicredit (-3,39%) e Banco Bpm (-3,23%). Vendite diffuse anche su Ferrari (-2,88%), Banca Mediolanum (-2,83%), Hera (-2,8%), Tim (-2,66%) e Intesa Sanpaolo (-2,59%).

In controtendenza il comparto legato alla difesa e all’energia. Leonardo guadagna il 4,4%, seguita da Nexi (+3,63%), Saipem (+1,88%) ed Eni (+0,68%), sostenute dal nuovo scenario geopolitico e dall’aumento delle quotazioni del greggio.

Petrolio in forte rialzo

La tensione nel Golfo ha provocato uno dei maggiori balzi giornalieri del greggio degli ultimi anni. I futures sul petrolio sono arrivati a sfiorare i 120 dollari al barile, con il Brent che si è portato oltre quota 104 dollari e il WTI sopra i 101 dollari.

Il mercato teme una crisi prolungata delle forniture energetiche. La situazione è aggravata dal blocco di fatto dello Stretto di Hormuz, punto strategico per il traffico mondiale di petrolio, dove le petroliere evitano il passaggio per il rischio di attacchi.

Gli investitori guardano ora alle possibili evoluzioni del conflitto. Helima Croft, responsabile della strategia globale sulle materie prime di RBC Capital Markets, ha spiegato che “senza una chiara definizione dell’aspetto della vittoria è difficile prevedere se si tratterà di un conflitto di più settimane o di più mesi”.

G7 pronto a valutare il rilascio delle riserve di petrolio

Per contrastare l’impennata dei prezzi energetici, i ministri delle Finanze del G7 stanno valutando un intervento coordinato sui mercati.

Secondo indiscrezioni, durante una riunione d’emergenza si discuterà un possibile rilascio congiunto di petrolio dalle riserve strategiche, operazione che potrebbe essere coordinata dall’Agenzia internazionale per l’energia per raffreddare i prezzi e stabilizzare il mercato.

La misura ricorderebbe gli interventi adottati durante precedenti crisi energetiche globali.

Mercati globali in calo e corsa al dollaro

L’ondata di tensione si riflette su tutte le principali Borse mondiali. In Asia il Nikkei giapponese ha chiuso in calo del 5,2%, penalizzato dal forte aumento dei costi energetici, mentre in Cina l’indice delle blue chip ha perso circa l’1%.

Anche i futures di Wall Street restano negativi, con l’S&P 500 e il Nasdaq in calo di oltre l’1%.

Gli investitori stanno cercando rifugio nel dollaro, che si rafforza contro le principali valute. L’euro scivola a circa 1,15 dollari, mentre lo yen perde terreno. Persino l’oro arretra, segnale che la domanda di liquidità sta prevalendo sugli asset rifugio tradizionali.

Banche centrali: cambia lo scenario dei tassi

Il vero nodo riguarda ora l’impatto dell’energia sull’inflazione globale. Il rialzo del petrolio rischia infatti di aumentare i costi di produzione e trasporto, con effetti a cascata sui prezzi al consumo.

I mercati stanno già rivedendo le aspettative di politica monetaria. Gli investitori ritengono sempre più probabile che la Banca centrale europea possa essere costretta ad alzare i tassi di interesse, invece di mantenerli stabili.

Secondo le stime raccolte da Bloomberg, la Bce potrebbe effettuare due rialzi da 25 punti base entro il 2026, con una prima decisione già a giugno.

Anche la Bank of England potrebbe seguire la stessa strada, con i mercati che attribuiscono circa il 70% di probabilità a un aumento dei tassi entro l’anno.

Bund tedeschi ai massimi dal 2011

Le nuove aspettative sull’inflazione stanno spingendo al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato. Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni, riferimento per il costo del debito europeo, è salito oltre il 2,9%, avvicinandosi ai livelli più alti dal 2011.

Gli investitori temono che un conflitto prolungato in Medio Oriente possa aggravare la pressione sui prezzi e rallentare la crescita economica dell’Eurozona.

Volatilità ai massimi dal 2025

L’incertezza geopolitica ha fatto impennare anche la volatilità sui mercati finanziari. L’indice Vix di Wall Street, considerato il “termometro della paura”, è salito oltre quota 35, raggiungendo i livelli più alti dall’aprile 2025.

Successivamente l’indicatore è sceso a circa 31,5 punti, ma resta comunque in aumento del 6,7%, segnalando un clima di forte tensione tra gli investitori.

In un contesto dominato dalla geopolitica e dal rischio energetico, i mercati restano estremamente sensibili a ogni sviluppo del conflitto. E finché il petrolio rimarrà sopra i 100 dollari, inflazione e tassi di interesse continueranno a essere i veri osservati speciali della finanza globale.

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