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Al via la ricerca italiana invernale in Antartide

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
10 de marzo de 2026
in Ecología
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Al via la ricerca italiana invernale in Antartide
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Negli alloggi di Dome C, presso la base italo-francese Concordia, il team della 22a missione invernale del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) vivrà in isolamento per nove mesi a oltre tremila metri di altezza, con tre mesi di buio completo e temperature che possono raggiungere i -80 °C, garantendo la manutenzione della stazione e conducendo 21 attività scientifiche su diverse discipline. La spedizione è guidata dallo station leader Gabriele Carugati, glaciologo dell’Università dell’Insubria, che raccoglie il testimone da Riccardo Scipinotti dell’ENEA, station leader della missione estiva. Il gruppo è composto quest’anno da 12 membri: 5 italiani del PNRA, 6 francesi dell’Istituto polare francese Paul-Émile Victor (IPEV) e una ricercatrice dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Le attività scientifiche

I componenti della missione saranno impegnati in diverse attività scientifiche, tra cui il nuovo progetto sulle microplastiche PASSPORT. Inoltre, verranno portati avanti 7 progetti di biomedicina, coordinati dall’ESA, che studieranno gli effetti di un ambiente estremo, simile a quello spaziale, sugli invernanti.

Terminata la missione estiva

In questo stesso periodo, alla base Mario Zucchelli è terminata la 41a missione estiva del PNRA, che ha visto la realizzazione di 14 attività scientifiche, tra progetti e osservatori permanenti su: climatologia, sismologia, geodesia, geomagnetismo, alta atmosfera e attività solare, vulcanismo, cambiamenti di comunità microbiche, permafrost e vegetazione. «La base Mario Zucchelli ha ospitato due progetti internazionali Polarin, rafforzando così la collaborazione scientifica con partner stranieri. Le ricerche si sono focalizzate sull’evoluzione della criosfera, analizzando il drenaggio della calotta glaciale, le variazioni stagionali della velocità del ghiaccio e le interazioni con l’atmosfera. L’attività scientifica ha inoltre approfondito l’emissione secondaria di contaminanti, rivelando anche minime tracce di attività antropica nell’ambiente antartico» spiega Nicoletta Ademollo, coordinatrice scientifica della spedizione (ruolo che nel primo periodo è stato di Gaetano Giudice dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV) e ricercatrice dell’Istituto di Scienze Polari del CNR. Altri progetti hanno analizzato i ghiacciai attraverso geodesia, sismologia e remote sensing, oltre alle rocce vulcaniche per le interazioni tra criosfera e atmosfera, e le strategie di sopravvivenza microbica in ambienti estremi. Gli studi più focalizzati sull’ecosistema marino hanno esaminato l’adattamento e la biodiversità degli organismi, monitorando le comunità planctoniche e i flussi di carbonio nelle acque costiere. I progetti di ricerca hanno coinvolto quasi 170 persone tra ricercatori, ricercatrici e personale tecnico, di cui 20 esperti militari di Esercito, Marina, Aeronautica, Arma dei Carabinieri e 3 Vigili del Fuoco.

Snodi strategici per la cooperazione scientifica internazionale

Nel corso della 41a spedizione sono stati realizzati importanti lavori infrastrutturali. A Zucchelli, sotto il coordinamento del capo base Francesco Pellegrino dell’ENEA, è stata ultimata una nuova area dove verranno installati moderni impianti tecnologici a sostituzione degli esistenti ed è stato messo in sicurezza il molo. Inoltre è stata realizzata una variante stradale per facilitare il raggiungimento dell’aeropista di Boulder Clay. A Concordia ENEA ha proseguito i lavori per realizzare all’esterno dell’edifico principale una nuova area abitativa, un magazzino e un nuovo modulo per servizi. «Durante questa missione le basi italiane antartiche, grazie anche a questi interventi infrastrutturali, sono diventate snodi strategici per la cooperazione scientifica internazionale» commenta Rocco Ascione dell’Unità Tecnica Antartide dell’ENEA e a capo della 41a Spedizione. Le attività di ricerca continueranno a essere svolte sulla nave rompighiaccio Laura Bassi fino a marzo, dove sono impiegate circa 30 persone fra ricercatori e tecnici, oltre all’equipaggio navigante, per lo svolgimento di 5 progetti di ricerca.

La missione è finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e attuato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) per il coordinamento scientifico, da ENEA per la pianificazione e l’organizzazione logistica delle attività presso le basi antartiche e dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) per la gestione tecnica e scientifica della nave da ricerca Laura Bassi.

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