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Il ritorno del petrolio di Mosca

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
8 de marzo de 2026
in Mundo
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Il ritorno del petrolio di Mosca
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La crisi energetica innescata dal conflitto con l’Iran costringe Washington a una mossa che, indirettamente, concede una boccata d’ossigeno alla Russia. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha spiegato apertamente che il suo Dipartimento “potrebbe revocare le sanzioni sul petrolio russo” per aumentare l’offerta globale, ricordando che “ci sono centinaia di milioni di barili di greggio sanzionato in mare”. In una fase di tensione sui mercati energetici, ha aggiunto, “revocando le sanzioni, il Tesoro può creare offerta”. Ma non solo. Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha infatti annunciato una deroga temporanea che consentirà all’India di acquistare milioni di barili di petrolio russo già caricati sulle petroliere e rimasti bloccati in mare a causa delle sanzioni. L’autorizzazione avrà una durata limitata: trenta giorni, fino all’inizio di aprile. Ma arriva in un momento in cui il mercato globale dell’energia è sotto pressione e rappresenta un segnale di quanto la nuova crisi mediorientale stia modificando gli equilibri della geopolitica del petrolio. Poco dopo, annunciando la misura su X, Bessent ha precisato che si tratta di “una deroga temporanea di 30 giorni” pensata per alleviare le tensioni sul mercato: “Questa misura, deliberatamente a breve termine, non fornirà significativi benefici finanziari al governo russo, poiché autorizza solo transazioni che riguardano petrolio già bloccato in mare, ma allevierà la pressione causata dal tentativo dell’Iran di prendere in ostaggio l’energia globale”. Dietro la decisione c’è la nuova emergenza energetica legata allo stretto di Hormuz. La via marittima, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del gas liquefatto trasportato via mare nel mondo, è stata di fatto chiusa dall’Iran, trasformando quello che è già il principale collo di bottiglia dell’energia globale in un punto critico per i mercati. Le conseguenze si sono fatte sentire rapidamente sui prezzi. Il Brent europeo è salito intorno agli 84 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate americano si avvicina agli 80 dollari. Un aumento che mette sotto pressione soprattutto i grandi importatori asiatici. Tra questi c’è l’India, uno dei paesi più esposti alla crisi. Nuova Delhi compra dal Medio Oriente circa il 60 per cento del petrolio che consuma e oltre metà del gas naturale liquefatto proviene da Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Le difficoltà di transito nello stretto stanno quindi complicando la sicurezza energetica del paese. La questione è particolarmente delicata anche per il ruolo dell’India nell’industria petrolifera globale. Il paese è il quarto raffinatore di greggio al mondo, il terzo importatore e il quinto esportatore di prodotti raffinati. Qualsiasi interruzione significativa nelle forniture rischia quindi di propagarsi rapidamente ai mercati internazionali. Negli ultimi mesi Washington aveva spinto con forza Nuova Delhi a ridurre – e poi interrompere – gli acquisti di greggio russo. La strategia faceva parte del tentativo di colpire le entrate energetiche del Cremlino e ridurre le risorse disponibili per la guerra in Ucraina. Le pressioni non erano state soltanto diplomatiche: gli Stati Uniti avevano imposto dazi punitivi che avevano portato le tariffe sulle merci indiane fino al 50 per cento. A febbraio era arrivato un primo compromesso: Washington aveva abbassato i dazi al 18 per cento dopo che l’India aveva accettato di limitare gli acquisti di petrolio russo. La nuova deroga, pur limitata nel tempo, sembra andare nella direzione opposta. La spiegazione ufficiale resta quella dell’emergenza energetica. La Casa Bianca vuole evitare che il conflitto con l’Iran provochi un’impennata incontrollata dei prezzi del petrolio e colpisca le economie più vulnerabili. In questo senso, permettere che il greggio già in mare raggiunga le raffinerie indiane serve a immettere rapidamente nuova offerta sul mercato. Ma la decisione ha anche un effetto politico inevitabile: dimostra quanto sia difficile isolare completamente la Russia quando il sistema energetico globale entra in crisi. In teoria l’India potrebbe sostituire le forniture con petrolio proveniente dal Venezuela o dagli Stati Uniti. Nella pratica, però, i tempi logistici sono lunghi: i carichi venezuelani impiegherebbero almeno un mese per arrivare e, per ora, non si registra un aumento significativo degli acquisti di greggio americano. Per il momento la misura resta temporanea. Tuttavia, se la crisi nello stretto di Hormuz dovesse protrarsi oltre le prossime settimane, non è escluso che la licenza venga estesa. Nel frattempo, anche senza trionfalismi ufficiali, a Mosca il segnale è chiaro: nonostante le sanzioni e gli sforzi occidentali per ridurre le sue entrate energetiche, la Russia continua a trovare spazi per restare nel mercato globale del petrolio. Una resilienza che, ancora una volta, ricorda quanto sia difficile togliere di mezzo Vladimir Putin. In geopolitica, come si dice spesso, ha almeno sette vite.

Franco Lodige

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