È stato pubblicato l’ennesimo studio che sottolinea il legame benefico tra esercizio fisico e salute mentale: questa volta, però, la ricerca ha stimato l’impatto dell’attività fisica non solo sui sintomi depressivi, ma anche su quelli dell’ansia, rilevando che in entrambi i casi l’esercizio aerobico sarebbe la scelta migliore. Dai dettagli, pubblicati sul British Journal of Sports Medicine, emerge che le attività aerobiche di gruppo e guidate da un insegnante sarebbero le migliori per ridurre la depressione, mentre l’esercizio fisico breve (fino a otto settimane) e a bassa intensità sarebbe il migliore per ridurre i sintomi dell’ansia. Per indagare gli effetti dell’esercizio fisico sui sintomi della depressione, gli studiosi hanno rivisto 57 analisi condotte su quasi 58.000 partecipanti tra i 10 e i 90 anni con diagnosi o sintomi di depressione. L’attività fisica svolta includeva esercizi mente-corpo (come yoga o tai-chi), aerobici, di resistenza, o un mix tra questi. Per quanto riguarda l’ansia, gli autori hanno rivisto 24 analisi condotte su oltre 19.000 partecipanti di età compresa tra i 18 e i 67 anni che avevano svolto lo stesso tipo di esercizi. Sintetizzando le analisi è emerso che l’esercizio fisico avrebbe un effetto di entità moderata sui sintomi della depressione e un effetto medio-piccolo su quelli dell’ansia: chi ha tratto maggiori benefici dall’attività fisica sono stati i giovani tra i 18 e i 30 anni e le puerpere. I tipi di esercizi associati con maggiori benefici per i sintomi depressivi sono stati quelli svolti per almeno 24 settimane in contesti di gruppo e sotto supervisione di un insegnante; le attività di durata più breve, fino a otto settimane, e a bassa intensità hanno invece contribuito a ridurre più efficacemente i sintomi dell’ansia. Tutti questi effetti sono risultati paragonabili, o addirittura superiori, a quelli dei farmaci o della psicoterapia. «Considerato il rapporto costi-efficacia, l’accessibilità e i benefici aggiuntivi dell’esercizio per la salute fisica, questi risultati sottolineano il potenziale dell’attività fisica come intervento di prima linea», concludono gli studiosi.
Chiara Guzzonato
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