Del Pci, il Partito comunista italiano che con Enrico Berlinguer fu il più grande in Europa, si continua a parlare in molte pubblicazioni. Numerosi i libri dedicati, dove sono soprattutto i suoi dirigenti a raccontarlo. Tamara Giorgetti, che da giovanissima militante cominciò a lavorare a Botteghe Oscure, la sede storica del partito, ha fatto parlare le donne con cui ha lavorato e ha incrociato in quelle stanze per tanti anni. È in libreria ‘Le ragazze di Botteghe oscure’ (edito da Bordeaux) con la prefazione di Livia Turco, storica dirigente del partito di cui è stata responsabile femminile ed ex ministro. Insomma, quello di Tamara Giorgetti è un libro che fa parlare le donne. Donne che da giovanissime hanno lavorato nel palazzone del centro di Roma, quelle che “non apparivano mai” come recita il sottotitolo, ma che di fatto erano e sono state la colonna portante del partito. L’autrice ha chiesto ad alcune di queste “ragazze” che hanno volentieri accettato di parlare di loro, delle esperienze a fianco di dirigenti storici, delle passioni e speranze. Queste militanti per essere assunte venivano segnalate dai segretari delle sezioni territoriali, la maggior parte di Roma, e quasi tutte iniziarono all’ufficio elettorale del partito diretto da Celso Ghini. Ufficio noto, anche al di fuori del partito, per la sua efficienza e capacità, è risaputo che spesso sfornava i risultati delle elezioni ancor prima e con più precisione del Viminale. Finite le elezioni venivano poi assegnate alle varie Commissioni di lavoro e i loro dirigenti e con questi racconti anche chi legge il libro si ritrova nelle tante stanze di quel palazzone di sei piani, una vera città fortezza. Le telefonate che arrivavano, come quella dalla Sicilia che annunciava l’assassinio per mano mafiosa di Pio La Torre a cui rispose, per tragico caso, proprio la ‘ragazza’ che aveva lavorato con lui per anni al ‘Bottegone’. Oppure il racconto tra le lacrime di un altra “ragazza” svegliata una mattina dal padre che le annunciava la morte di Enrico Berlinguer. Riesce a vedere le facce emozionate di quelle che incontravano nei corridoi del palazzo dirigenti storici: Enrico Berlinguer, Nilde Iotti, Giorgio Napolitano e tanti altri. Erano le “segretarie” ma definirle tali è riduttivo, erano militanti che nelle loro sezioni avevano anche incarichi politici e “capivano” molto di politica. “Sono passati tanti anni, ma le ragazze di Botteghe Oscure- scrive Tamara Giorgetti- me le ricordo una per una, giovani, piene di speranza, tutte iscritte al partito, tutte contente di lottare per cercare di cambiare le cose in questo mondo pieno di ingiustizie e, soprattutto, contente di lavorare per il partito che aveva questa missione. Ci credevamo e il nostro impegno era totale. Non c’erano orari, non c’erano feste, non c’erano vacanze, ti potevano chiamare in un qualunque momento se c’era bisogno di te”. Dal canto suo Livia Turco sottolinea: “Le ragazze e le segretarie del ‘Bottegone’ scrivono un libro ‘potente’ come sempre accade quando le donne decidono di prendere la parola per illuminare il loro vissuto, nella consapevolezza che quel vissuto è un inedito della storia e inciderà nel racconto della storia fino a ora dipanata, in questo caso la storia del Pci. Il libro è una presa di parola che suona come riscatto, la cui autorevolezza deriva dal coraggio di dirsi, di raccontarsi in prima persona. Un atto di coraggio che si possono consentire coloro che hanno una storia vera da raccontare”.
Nico Perrone


