Per mezzo secolo, gli scienziati hanno datato la superficie lunare contando i crateri. Più ce ne sono, più la zona è antica. Un metodo ingegnoso, ma con un difetto nascosto: funzionava solo sul lato della Luna che vediamo dalla Terra. Il lato nascosto era rimasto, per forza di cose, fuori dall’equazione. Fino ad oggi. Una ricerca pubblicata su Science Advances da un gruppo dell’Accademia cinese delle scienze cambia le regole del gioco. Grazie ai campioni prelevati dal lato nascosto della Luna dalla missione Chang’e-6, i ricercatori hanno potuto aggiornare il modello cronologico dei crateri lunari, rimasto sostanzialmente invariato dagli anni delle missioni Apollo. Il risultato è una doppia sorpresa. Per decenni si è creduto che il lato nascosto della Luna fosse più martoriato dai crateri perché avrebbe protetto la Terra dagli impatti di meteoriti. Tuttavia, i nuovi dati smentiscono questa ipotesi: il numero di crateri per unità di superficie è rimasto lo stesso su entrambi i lati nel corso della storia. La Luna, in sostanza, ha subito un bombardamento uniforme su tutta la sua superficie. Per arrivare a questa conclusione, il team ha analizzato i campioni raccolti nel giugno 2024 dalla sonda cinese Chang’e-6 nel Bacino del Polo Sud-Aitken, la più grande e antica struttura da impatto del sistema solare interno. Tra i quasi due chilogrammi di roccia riportati a terra sono stati trovati basalti di 2,8 miliardi di anni e noriti antichissime, risalenti a 4,247 miliardi di anni fa. Queste rocce sono i resti cristallizzati dell’impatto colossale che diede origine al bacino stesso. La seconda rivelazione della missione è ancora più importante, poiché mette in discussione l’ipotesi del Bombardamento Pesante Tardivo (LHB, Late Heavy Bombardment). Secondo questa teoria, basata sui campioni delle missioni Apollo, circa 3,9 miliardi di anni fa il sistema solare interno avrebbe subito una violenta «tempesta cosmica» di impatti meteorici. Tuttavia, i nuovi dati smentiscono questo picco catastrofico: la ricostruzione mostra invece un declino graduale e costante dei meteoriti nel tempo, senza drammatici colpi di coda. I campioni raccolti dalla sonda Chang’e-6, risalenti a 4,247 miliardi di anni fa, risultano incompatibili con il modello LHB o altri scenari di brusche variazioni. Se questo bombardamento fosse avvenuto, al Polo Sud-Aitken si dovrebbe riscontrare un’anomalia di crateri e rocce databili a 3,9 miliardi di anni fa. Al contrario, i reperti raccontano una storia lineare e coerente: un rallentamento progressivo dei bombardamenti fin dalle origini della Luna. Le implicazioni pratiche di questa ricerca vanno ben oltre la Luna. La cronologia rivista potrà servire come riferimento più accurato non solo per lo studio lunare, ma anche per la datazione delle superfici di altri corpi planetari del sistema solare — da Marte a Mercurio, fino agli asteroidi — dove non esistono campioni da analizzare in laboratorio e l’unico strumento disponibile è proprio il conteggio dei crateri. Come ha spiegato Yue Zongyu, primo autore dello studio, la Luna funziona come un registro degli impatti per tutti i pianeti del sistema solare e la sua età superficiale è la chiave per comprenderne la storia evolutiva.
Luigi Bignami

