Tra i sandali ritrovati nella tomba di Tutankhamon, alcuni riproducono sulla suola raffigurazioni di prigionieri di guerra: uno stratagemma per mostrare il potere del faraone. Quando l’archeologo Howard Carter aprì la tomba di Tutankhamon nel 1922, si trovò davanti a un tesoro inestimabile. Tra maschere d’oro e carri da guerra, c’era però un dettaglio di vita quotidiana: circa 80 paia di calzature. Alcuni di questi sandali nascondevano un dettaglio: i nemici politici erano stati raffigurati sulle suole; quindi, ogni passo di Tutankhamon era simbolicamente un atto di sottomissione verso i suoi avversari. Sulle suole di alcuni sandali cerimoniali del faraone erano raffigurati i cosiddetti «Nove Archi», ovvero i nemici storici dell’Egitto. Tra questi spiccano i prigionieri nubiani e gli asiatici, rappresentati legati e in ginocchio. L’obiettivo? Ogni volta che Tutankhamon camminava, calpestava simbolicamente i popoli che minacciavano la stabilità del regno. Questo stratagemma serviva a comunicare un messaggio di propaganda a sudditi e ambasciatori: il faraone è il garante dell’ordine e ha il potere di schiacciare il caos sotto i propri piedi. Alcune calzature, che risalgono a 3.300 anni fa, venivano realizzate in oro massiccio (perché destinate esclusivamente al viaggio nel mondo dell’aldilà), altre erano fabbricate con cuoio, corteccia di betulla, giunco e paglia. I ricercatori hanno notato come la cura nei dettagli dei prigionieri raffigurati fosse maniacale: le vesti, le acconciature e persino i tratti del viso permettevano di distinguere immediatamente la provenienza geografica del nemico calpestato. Le analisi dei resti di Tutankhamon hanno rivelato che il faraone aveva un piede deforme che rendeva ogni suo passo difficile e doloroso. Proprio qui sta il paradosso: un re fisicamente debole usava le sue scarpe per proiettare un’immagine di forza assoluta. Se le gambe non fossero state quelle di un guerriero, i suoi sandali avrebbero dovuto dimostrare che era in grado di schiacciare ogni nemico. I sandali non servivano solo a camminare, ma a trasformare la sua fragilità fisica in un simbolo di potere divino.
Paola Panigas


