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Niscemi, la frana continua: cosa sta succedendo davvero sotto la collina

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
1 de febrero de 2026
in Ecología
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Niscemi, la frana continua: cosa sta succedendo davvero sotto la collina
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La frana che sta colpendo Niscemi, come spiegavamo qui, non è un evento imprevedibile, ma la conseguenza diretta della natura geologica del versante. L’area poggia su argille plioceniche e marne, materiali che agiscono come una spugna: assorbono l’acqua lentamente ma la trattengono ostinatamente. Questo fenomeno aumenta la pressione interna al terreno, riducendo la sua capacità di restare compatto fino al 70%. Il risultato? Un movimento lento ma implacabile che trasforma il fango in una minaccia per le fondamenta cittadine. L’allerta è iniziata a metà gennaio, ma la situazione è precipitata il 25 gennaio, quando un fronte franoso di grandi dimensioni si è riattivato sul margine sud della città. Non si tratta di un semplice smottamento superficiale: la dinamica è quella di uno scivolamento roto-traslazionale. In alto si aprono crepe spaventose, mentre a valle il terreno «spinge» in avanti, compromettendo strade e infrastrutture vitali per la comunità. La scienza è l’unica arma per prevedere le prossime mosse del versante. Nelle prossime ore l’Università di Firenze effettuerà rilievi tecnici sul campo, ma la vera svolta potrebbe arrivare dallo spazio. La Protezione Civile sta infatti collaborando con l’Agenzia Spaziale Italiana per utilizzare radar satellitari interferometrici. Questi strumenti sono in grado di misurare spostamenti millimetrici invisibili a occhio nudo, determinando se la frana sta accelerando pericolosamente. Il nemico numero uno resta l’acqua. Per stabilizzare Niscemi, gli esperti indicano tre priorità: la creazione di drenaggi profondi, la canalizzazione immediata delle acque piovane e il controllo dei carichi edilizi in cima alla collina. Finché il cuore della montagna resterà saturo d’acqua, il movimento non si fermerà. Il caso di Niscemi è oggi il simbolo della fragilità geologica siciliana, dove il cambiamento climatico sta mettendo a dura prova un territorio già vulnerabile. Il cuore del problema risiede nella natura stessa del terreno. Nelle frane composte prevalentemente da argilla, l’acqua agisce come un pericoloso lubrificante che riduce la coesione tra le particelle. Finché il terreno resta saturo, ovvero con i minuscoli spazi tra i grani completamente colmi d’acqua, la pressione interstiziale (cioè la pressione esercitata dall’acqua che si trova negli spazi vuoti – «interstizi» o «pori» – tra i granuli del terreno) impedisce al pendio di stabilizzarsi. In queste condizioni fisiche, la collina si comporta quasi come se galleggiasse su uno strato instabile, rendendo il movimento estremamente difficile da arrestare senza un intervento strutturale profondo.

Roberto Graziosi

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