Sappiamo bene che il consumo cronico di alcol danneggia il fegato. Ma che cosa succede all’intestino quando ci si ubriaca solo occasionalmente? Quali sono le conseguenze del cosiddetto binge drinking (in italiano abbuffata alcolica)? A rispondere è uno studio pubblicato su Alcohol: Clinical and Experimental Research, secondo cui bastano poche serate di binge drinking per danneggiare l’intestino, infiammandolo e indebolendo la barriera intestinale. Fegato e intestino formano un sistema interdipendente: il fegato comunica con il colon secernendo acidi biliari e molecole immunitarie, mentre l’intestino influisce sulla funzione epatica attraverso metaboliti microbici e alimentari. Per questo, quando l’alcol danneggia uno di questi organi, è probabile che anche l’altro ne risenta. Nei loro esperimenti sui topi, gli studiosi hanno somministrato per tre giorni alle cavie elevate dosi quotidiane di alcol (3,5 grammi per chilo di peso corporeo, equivalenti a circa una bottiglia di vodka per un adulto di 70 kg). Questo improvviso afflusso di alcol ha provocato lesioni all’intestino tenue prossimale, compromettendo la barriera intestinale. L’aumento della permeabilità dell’intestino avrebbe così favorito il passaggio di batteri nel flusso sanguigno, innescando un processo infiammatorio e danneggiando il fegato, che filtra il sangue proveniente dall’intestino prima che raggiunga il resto dell’organismo.«Il danno è stato osservato già tre ore dopo l’esposizione all’alcol ed era ancora evidente 24 ore dopo l’ultimo episodio di binge drinking», scrivono i ricercatori. Sebbene l’intestino dei topi sia simile al nostro, non è ancora certo che negli umani si verifichino gli stessi effetti – ma è plausibile, dal momento che studi precedenti avevano collegato la sindrome dell’intestino permeabile al consumo cronico di alcol. «Questi risultati ampliano la nostra comprensione degli effetti dell’alcol sul tratto gastrointestinale e forniscono una base per studiare strategie volte a limitare successivi danni al fegato», concludono gli autori.
Chiara Guzzonato



