«Ottantuno anni fa Auschwitz veniva liberato e si chiudeva simbolicamente la Shoah, una delle più grandi vergogne per l’umanità. L’Occidente si è imposto di ricordare, di tenere impresso nella memoria quel dramma affinché nient’altro di simile potesse riaccadere. Eppure oggi, purtroppo, non possiamo evitare di vedere che la Shoah imperversa ancora nel mondo. La piaga dell’antisemitismo non è stata superata, e ancora regna nella diffusa indifferenza. Il popolo ebraico, dopo la tragedia del 7 ottobre, non è stato accoltellato soltanto dai terroristi di Hamas, ma da molti della comunità internazionale che a fronte di un atto genocidario si sono schierati con l’assassino e non con la vittima. Ma ancor più triste è stato vedere tanti volti giovani nelle piazze italiane inneggiare slogan contro il popolo ebraico, lasciar spazio a messaggi violenti e oscuri, nonché promuovere il sabotaggio e la chiusura del dialogo con i loro coetanei israeliani, la cui colpa – per l’appunto – è soltanto quella di essere ebrei. Molte università italiane hanno interrotto i legami accademici con gli atenei israeliani, nel nome di un antisionismo che altro non è che antisemitismo, tenendo magari aperti – invece – quelli con l’Iran che in queste ore massacra i manifestanti. Delegittimazione, demonizzazione, doppi standard, sono ancora questi i criteri su cui una parte di Occidente fonda ogni attacco allo Stato di Israele e al suo popolo. Chi vuole davvero combattere l’antisemitismo deve dire e dimostrare che difende l’esistenza e la sicurezza dello Stato di Israele. La Shoah infatti è ancora tra noi, e proprio oggi, ricordiamo l’orrore che è stato e ne scongiuriamo ogni possibilità, in forme nuove, di un ritorno».



