«Il made in Italy non nasce per decreto: nasce nei territori, nelle mani dei lavoratori, nella memoria delle comunità che hanno creduto nella qualità quando ancora non aveva un nome».
Con queste parole la relatrice del disegno di legge n. 1679 commenta l’avvio dell’iter parlamentare del provvedimento che istituisce la Rete delle Città madri del made in Italy, su iniziativa del senatore Luca De Carlo, primo firmatario.
Il disegno di legge si inserisce nella legge quadro sul made in Italy e compie un passo ulteriore: riconoscere ufficialmente quei luoghi che, molto prima che il made in Italy diventasse un marchio globale, ne hanno incarnato lo spirito più autentico, fatto di sapere artigiano, visione industriale e orgoglio identitario.
In questo solco si colloca il riconoscimento di Calalzo di Cadore come prima Città madre del made in Italy, grazie all’uso documentato dell’indicazione di origine nazionale già nel 1897, nel settore dell’occhialeria. Una storia che parla di innovazione, lavoro e comunità, e che ha anticipato di decenni un modello produttivo oggi conosciuto in tutto il mondo.
«Con questo provvedimento – prosegue la relatrice – restituiamo dignità istituzionale a storie spesso rimaste ai margini del racconto ufficiale. È un atto di giustizia verso i territori e verso le generazioni che hanno costruito, pezzo dopo pezzo, l’eccellenza italiana».
La Rete delle Città madri del made in Italy prevede strumenti di valorizzazione culturale e turistica, un marchio celebrativo collettivo, iniziative condivise con il Ministero della cultura e l’emissione di francobolli dedicati, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
«Guardare alle origini del made in Italy – conclude – non significa voltarsi indietro, ma rafforzare il legame tra passato e futuro. Perché solo riconoscendo le nostre radici possiamo continuare a costruire, con credibilità e orgoglio, il domani del sistema Italia».



