Una strage. Migliaia e migliaia di iraniani, soprattutto giovani, scesi in strada per protestare contro il regime corrotto degli ayatollah e le condizioni di miseria in cui versa gran parte del popolo sono stati massacrati nelle strade dalle milizie da sempre pagate per ammazzare, terrorizzare e torturare chi osa alzare la testa. Il regime iraniano cerca di bloccare qualsiasi notizia spegnendo la rete internet ma le notizie arrivano lo stesso. Finalmente, dopo giorni di silenzio, anche in Italia ci sarà una manifestazione di solidarietà con il popolo iraniano.
Il presidente Trump ha subito colto l’occasione per tornare a indossare i panni dello sceriffo pronto a intervenire. Già i media parlano di un intervento americano in Iran nelle prossime 24 ore. Che faranno le truppe d’assalto americane? Replicheranno quanto abbiamo visto in Venezuela con la cattura di Maduro, lo screditato presidente diventato dittatore e forse venduto anche dai suoi amici della cricca che da decenni sta depredando il paese e anche lì affamando il popolo. Alcuni media hanno già indicato dove vive il boss religioso Khamenei con le sue 80 guardie del corpo. Magari sarà lui il ricercato da catturare, il segnale per il cambio.
Da parte sua la mafia religiosa al potere fa scendere nelle piazze a forza decine di migliaia di persone per dimostrare che sono loro ad avere il consenso della maggioranza. Facile avere consenso sotto la minaccia di finire in galera se dici qualcosa di sgradito. Ma il marcio già lo si poteva scorgere il primo febbraio del 1979, quando l’aereo dell’Air France partito da Parigi riportò in patria l’ayatollah Khomeini ormai ottantenne fino a quel momento in esilio. La rivoluzione di popolo aveva scacciato poco prima il regime corrotto dello scià Reza Palhavi fino all’ultimo sostenuto dagli americani che da lui ottenevano ricchi compensi.
Ero giovane, e quando in tv apparve questo vecchio col turbante, l’aria arcigna, provai un brivido lungo la schiena. Altro brivido quando davanti alla folla oceanica accorsa a salutare, il vecchio fece capire senza giri di parole che adesso l’avrebbe fatta pagare cara a tutti i suoi nemici. E da allora quel messaggio è diventato legge, anno dopo anno il regime della mafia religiosa ha ammazzato, torturato, fatto marcire in prigione, decine forse centinaia di migliaia di persone. Fino a quello che sta accadendo in queste ore, con testimonianze che indicano in 12 mila le persone uccise durante le proteste di piazza.
Che fare? Dico subito che la soluzione al problema, vera, non è quella di ‘far fuori’ Khamenei e mettere qualcuno di simile a lui – si guardi a chi ha preso il posto di Maduro in Venezuela – che però furbescamente contratta con Trump il prezzo giusto per rimanere. Le manifestazioni di popolo vogliono, si battono e stanno morendo per un vero cambiamento. Prima di tutto bisogna fermare le stragi, le annunciate esecuzioni di massa, gli arresti e le torture. Subito dopo si deve con forza avviare un processo di transizione democratica costruita dal basso e non imposta dall’alto, peggio ancora se importata da un paese estero. Quello che non si può fare e rimanere in silenzio, lasciare da soli chi oggi in Iran si batte per una vita degna e libera dalla paura.
Nico Perrone



