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Boomerang Ucraina, le bugie sulla guerra

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
10 de enero de 2026
in Editorial
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Boomerang Ucraina, le bugie sulla guerra
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Nel suo ultimo editoriale del 2025, il Direttore de La Verità, Maurizio Belpietro scrive che «non ha più senso inviare armi e soldi in Ucraina». Anzi, incalza, non solo non ha senso, ma «è un boomerang». A dire il vero, son quasi quattro anni che il Belpietro scrive la cosa, quindi niente di nuovo, se non la rinnovata amarezza della consapevolezza di andare contro-corrente ma nella direzione giusta. Dell’articolo, però, mi ha colpito leggere che: «È di ieri la notizia che negli ultimi 10 mesi i russi avrebbero perso 350.000 soldati». La notizia è evidentemente falsa, e infatti il Direttore continua con cautela e sospetto: «se la notizia fosse confermata, etc.». Da un rapido controllo in rete, gli altri Direttori, invece, non hanno avuto alcun dubbio né alcuna cautela. La Repubblica, il Corriere della Sera, La Stampa, ripetono a pappagallo il numero 350mila. Che, dicevo, non può essere vero. Nel dicembre 2022 il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, aveva annunciato un piano per aumentare il contingente militare della Russia a 1.5 milioni di soldati, come parte di un programma a lungo termine, presumibilmente entro il 2026. Le perdite annunciate sono incompatibili col totale del contingente russo che, dal confronto di varie fonti, sarebbe ben inferiore a 3 milioni (includendo effettivi e riservisti di esercito, marina, e aviazione). Un numero, questo, credibile, visto che è comparabile con quello dell’intero contingente americano. Ancora: nel febbraio 2025 Volodymyr Zelensky lamentava che i soldati ucraini morti in guerra dall’inizio del conflitto (cioè dal febbraio 2022) fossero 45.100; una cifra, questa, incompatibile coi 350.000 detti sopra. Ed è incompatibile non solo per i numeri in sé – con un fronte che mieterebbe in 10 mesi otto volte più vittime di quelle dell’altro fronte in 36 mesi; ma perché il fronte che sarebbe così gravemente più danneggiato non si è ancora arreso e, per converso, il fronte che mieterebbe meno vittime militari è quello che sta perdendo terreno e territori. E ancora: in seguito agli accordi di Istanbul del giugno 2025, le due parti si sono scambiate le salme di soldati caduti in guerra; ma la Russia restituiva all’Ucraina 7000 salme, 100 volte di più delle 70 salme restituite dall’Ucraina alla Russia. Mentre le fonti di informazione – se così possono chiamarsi – raccontano cose implausibili, i fatti raccontano un’altra storia. Per semplice potenza militare, Mosca sarebbe nelle condizioni di metter in ginocchio Kiev, ma non lo fa e procede lentamente. Come mai? In assenza di «esperti» che ci diano risposta, possiamo avanzare congetture. Innanzitutto, perché intende apparire ciò che ha sempre dichiarato di essere: la forza liberatrice (in opposizione a conquistatrice), in Ucraina, di una popolazione russa oppressa dal governo centrale. Quindi, Mosca intende minimizzare – per quanto una guerra possa minimizzare – le vittime civili. E poi perché intende minimizzare anche le vittime tra i propri soldati: ancora una volta, 350mila soldati russi morti in 10 mesi appare un numero inventato di sana pianta. La mia congettura, invece, non è inventata. L’agenzia Euronews (tutt’altro che tenera verso la Russia), denuncia: «sabato 27 dicembre, un massiccio attacco russo – 40 missili e 500 droni – causa 1 morto e 22 feriti». E non è, questo, il primo «pesante» attacco con così contenuto numero di vittime. I fatti, raccontati dalla «nostra» parte, confermano da parte di Mosca un’attenzione che – ahimè – non è ricambiata da Kiev. Che nella notte di Capodanno ha colpito un bar e un hotel di Khorly (sul Mar Nero, a pochi chilometri dalla Crimea) con tre droni, uccidendo 24 civili e ferendone 29, tra cui 5 bambini. Per avere la plastica consapevolezza delle menzogne raccontate dalla nostra «informazione», basti confrontare la diversa rilevanza data alle due notizie: 40 missili, 500 droni, 1 morto a opera di Mosca, da un lato; 3 droni, 24 morti a opera di Kiev, dall’altro. Cosa dire dei droni ucraini contro la dimora di Vladimir Putin? Siccome non è chiaro quale avrebbe dovuto essere l’intento di Kiev per una simile azione, la mia congettura è che sia un’invenzione di Mosca, che ha pensato bene di imitare la «strategia» europea che, a sua volta, aveva fatto ricorso a immaginifiche incursioni di droni russi in Polonia, Romania, Olanda, Germania, Scandinavia. Perché? Beh, lo ha detto lo stesso Putin: le 4 regioni che sono per quasi il 90% sotto il controllo russo, dovranno esserlo al 100% o con la pace o con la forza. E quella dei droni contro la sua dimora potrebbe ben essere la scusa di Putin per inasprire le azioni di forza. Che – non dimentichiamolo! – sono motivate da parte di Mosca come azioni di liberazione di popolazione russa oppressa da Kiev. Ma tutto ciò è irrilevante: questa guerra – la più assurda guerra della Storia – è nata e cresciuta all’insegna della propaganda, cioè all’insegna delle bugie. La verità sui droni contro Putin non ha importanza, qui.  Ciò che importa è che Putin se ne sia lamentato e che Donald Trump se ne sia indignato: i due hanno probabilmente già deciso tutto e, come scriveva Belpietro, non ha alcun senso continuare. Peggio: continuare è un boomerang.

Franco Battaglia

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