Il suolo richiede un intervento immediato anche da parte dell’Italia
Il ripristino dei terreni superficiali è essenziale per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni. Come evidenzia il rapporto sulla sicurezza del suolo – presentato alla COP30 dal think tank Aroura, dalla Commissione mondiale per il diritto ambientale (WCEL) dell’IUCN e dal movimento Save Soil, a livello globale il suolo superficiale immagazzina circa 2.822 gigatonnellate di carbonio nel primo metro di profondità, il che significa che il suolo superficiale mondiale immagazzina il 45% di carbonio in più rispetto a quanto stimato in precedenza (circa 1.300 gigatonnellate), corrispondenti alle emissioni annuali di 1.000 miliardi di automobili. È sconcertante che l’analisi condotta da Save Soil (consulta qui il documento) abbia dimostrato che il 70% dei Paesi, inclusa l’UE, non abbia incluso il ripristino del suolo come strumento fondamentale per la mitigazione dei cambiamenti climatici nei propri contributi determinati a livello nazionale (NDC) per la COP30. Il rapporto Soil Security sottolinea che, se i tassi attuali di degrado globale del suolo non verranno controllati, l’enorme riserva di carbonio presente nel suolo potrebbe essere rilasciata nell’atmosfera sotto forma di miliardi di tonnellate di CO₂ e l’economia globale potrebbe continuare a sostenere costi superiori a 11 trilioni di dollari all’anno.
Il consumo di suolo in Italia
Per quanto riguarda l’Italia, Save Soil sottolinea l’importanza cruciale del ripristino del suolo nel nostro Paese, considerata la sua vulnerabilità mediterranea. La ricerca di Save Soil evidenzia che:
- l’Italia presenta uno dei tassi medi annui di perdita di suolo più elevati in Europa, a causa dell’erosione idrica, con una media di 8,77 tonnellate per ettaro all’anno;
- il consumo di suolo procede a un ritmo allarmante, sostituendo i terreni naturali e agricoli con superfici artificiali a una media di oltre 2 metri quadrati al secondo;
- nelle aree ad alto rischio del Paese, oltre il 40% del territorio del Sud è vulnerabile alla desertificazione, con zone critiche situate principalmente nelle isole e nelle regioni meridionali.
La chiamata all’azione per l’Italia
«Si sta creando un consenso a favore delle politiche per la salute del suolo. Lo scorso mese, l’IUCN ha adottato una risoluzione che impone lo sviluppo di uno strumento giuridico globale per la sicurezza del suolo. Incoraggiamo vivamente il governo italiano a sostenere questa spinta globale e a integrare la sicurezza del suolo al centro delle strategie climatiche, ambientali, agricole e di utilizzo del territorio. Ciò è essenziale non solo per la sicurezza alimentare, ma anche per il raggiungimento degli obiettivi globali in materia di emissioni» dichiara Praveena Sridhar, responsabile scientifico e politico di Save Soil. Save Soil è un movimento popolare globale sostenuto dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, dalla Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta alla desertificazione, dal Programma alimentare mondiale e dall’IUCN.



