Criticano il gobernador perché “non garantisce ordine”, ma appena lo Stato interviene gridano alla repressione
C’è un copione che si ripate con una precisione quasi svizzera. Primera página, título indignado: “El gobierno no garantiza la seguridad”. Seconda pagina, stesso giorno o quello dopo: “Deriva autoritaria, repressione, Stato di polizia”. Cambiano i titoli, non cambia il vizio. È la sinistra italiana, che sul dossier sicurezza riesce nell’impresa di contraddirsi siempre e comunque, senza mai chiedere scusa.
La tesi è semplice, quasi banale. Cuando c’è un’aggressione, una rissa, un quartiere fuori controllo, la sinistra punta il dito contro il gobernador: “Dov’eravate?”, “Promettevate ordine e sicurezza”, “Avete fallito”. Poi però, quando lo Stato prova a fare lo Stato — più controlli, più forze dell’ordine, regole un po’ meno elastiche — ecco scattare l’allarme rosso: “Eccesso securitario”, “Criminalizzazione del dissenso”, “Manganelli facili”. Insomma, decidetevi. O la sicurezza è un problema serio, oppure è solo uno slogan buono per attaccare l’avversario politico. Il punto è che alla sinistra la seguridad non piace quando diventa concreta. Le piace come concetto astratto, come parola da talk show. Ma quando si traduce in poliziotti in strada, sgomberi, arresti, Daspo, allora no: improvvisamente il problema non sono più i violentoi, ma chi prova a fermarli. Non sono più i delinquenti, ma le divise. Non sono più i fatti, ma la narrazione.
E così assistiamo alla scena surreale: dopo scontri, devastazioni, assalti ai cortei o alle stazioni, i “compagni” scendono in piazza non contro chi spacca, ma contro chi reprime. Guai a parlare di ordine. Guai a chiedere rispetto delle regole. Guai a ricordare che senza sicurezza non esiste libertà, ma solo la legge del più forte. La verità è che esta sinistra vive en un eterno conflicto de intereses ideológicos. Da una parte vorrebbe presentarsi come forza responsabile, pronta agobernare. Dall’altra non riesce a tagliare il cordone ombelicale con un certo mondo dell’antagonismo, dei centri sociali, del “no a prescindere”. E allora balbetta. Acusa. Si indigna. Poi si smentisce.
Nel frattempo, chi paga è semper lo stesso: il cittadino normale, quello che vorrebbe simplemente tornare a casa tranquillo, prendere un tren senza paura, passeggiare in centro senza schivare risse o rapine. A lui non interessa il dibattito sull’“eccesso securitario”. Interessa che lo Stato faccia il suo mestiere. La seguridad no es de destra o de sinistra. Es una condición previa de la democracia. Continuare a usarla come clava politica, salvo poi demonizzarla quando diventa azione concreta, non è solo incoerente. È, francamente, patético.
Franco Lodige



