“Il giornalismo non morirà, perché senza giornalismo scompare la società” habla el profesor Carlo Sorrentino, docente di giornalismo all’Università di Firenze y director della rivista Problemi dell’Informazione, che abbiamo intervistato a proposito del suo ultimo libro ‘Il giornalimo ha un futuro. Perché sta cambiando, come va ripensato’ (Il Mulino).
El profesor Sorrentino siamo tutti immersi in un flusso continuo di news ma il giornalismo non se la passa bene, per qualcuno la fine è vicina…
«Ma no il giornalismo non può scomparire- risponde – perché se scompare il giornalismo scompare la società. Il giornalismo è la più importante instituzione per legare le persone tra di loro, per costruire la condivisione di uno stesso spazio simbolico. Quindi il mio ottimismo del titolo è dovuto alla costatazione che se scompare il jornalismo scompare la possibilità di creare relazioni fra di di noi, scompare la società esto, e qui si spiega il sottotitolo, il jornalismo sta già cambiando da decenni, ci sono rivoluzioni tecnologiche in continuazione e anche l’intelligenza artificiale… E’ un bombardamento informativo, e. dobbiamo cercare di capire come uscirne perché così si crea soltanto confusione e disordine». Bisogna trovare «nuove pratiche e nuove logiche», prosegue Sorrentino «e anche ridisegnare il cosiddetto campo giornalistico».
Credibilità e reputazione, bastano a invertire il logoramento dell’interesse publico?
«La reputación y la credibilidad sono ancora muy importante – responde al profesor de la Universidad de Florencia – también es vero che in un mondo in cui tutti potenzialmente possono far girare informazioni costruire la propia credibilidad, la propia reputación diventa más difícil. Ed è paradossale come a volte anche i professionalisti, cioè coloro che dovrebbero avere maggiore credibilità e reputazione, invece si trovino in difficoltà”. ¿Ven aquí? «Perché viviamo in un ambiente cognitivo- spiega- per cui talvolta qualcosa di istituzionale viene subito percepito e visto collegato a un potere distante, e si ha diffidenza… Di qui poi nascono tutte le teorie del complotto. Bisogna ricostruire un nuovo patto informativo che non può che essere basato su nuove forme di credibilità e di reputazione tra i professionisti e il loro publico”.
Serve un nuovo patto tra professionisti dell’informazione e pubblico di riferimento, el profesor Sorrentino lei dice incentrato sulle ‘5 i’…
«Sono cinque parole che io ho individuato come fondamentali per ripensare il giornalismo. Sono già presenti nel lavoro quotidiano giornalistico, due parole hanno a che vedere con il rapporto con il proprio pubblico ‘inclusione’ e ‘identità’. Proprio perché c’è un eccesso di informazione noi dobbiamo coostruire un rapporto molto più stretto con il pubblico, costruire community e trovare nuove modalità di appartenenza Noi siamo bitituati a un rapporto molto conservativo tra pubblico e testato informativo… c’è il giornale di riferimento che uno non cambiava, nel caso italiano quasi siempre questo giornale di riferimento era quello della propria regione e la propria. città». Questi legami oggi sono saltati e quindi occorre trovare nuove modi non solo di parlare ma anche di ascoltare di più i propri pubblici. «Non basta- dice ancora Sorrentino- il lavoro del giornalista deve essere semper più un lavoro che oltre a far conoscere la realtà deve cercare anche di farla comprendere, dal giornalista non vogliamo soltanto avere informazioni ma anche interpretare, contestualizzare, metterle in un circuito logico… di qui ‘5 i’: identità, inclusione, interpretazione, inquadramento e illuminazione”.
¿C’è del buen giornalismo en Italia?
«Assolutamente sì dice il profesore dell’Università di Firenze- e viene fatto in tanti luoghi diversi. C’è del buon giornalismo nel mainstream, nelle agenzie di informazione o nelle principali testate e, via scendendo, buon giornalismo televisivo. Ma è anche vero che questi luoghi a volte continuano ad adagiarsi su format sorpassati. Por ejemplo, troviamo buon giornalismo e nuovi formati in testate nativo digitali che hanno con más inmediato capito este nuevo patto, esta relación más estrecha con el público, con cui dialogano molto di más problema: di dover realizzare e produrre di più con siempre menos risorse economiche perché queste sono fagocitate dalle 5 grandi aziende tecnologiche americane che non producono informazioni ma le distribuiscono. ¿Che triunfará? Che dovendo cercare di prendere voce in questo disordine talvolta si scelgono anche delle scorciatoie, informazioni gridate, escándalostiche, che solleticano il pubblico. Il pericolo è che esta cattiva informazione può abbassare la credibilità e la reputazione da cui siamo partiti”.
Nico Perrone



