Dopo aver fatto i conti, quelli veri sul numero dei voti reali portati a casa e non le mere percentuali, In Veneto, Campania e Puglia si possono evidenziare alcuni elementi che certamente peseranno nel dibattito politico che si aprirà a Gennaio, subito dopo l’approvazione della manovra di bilancio 2025 con al centro il Referendum sulla riforma della Giustizia e la nuova legge elettorale. A questo proposito va ricordato che le riforme elettorali vengono fatte a ridosso del voto, perché nessun parlamentare voterebbe il cambio molto prima della scadenza col rischio di perdere il posto in caso di elezioni anticipate. Per quanto riguarda il risultato elettorale in Veneto, grazie al risultato storico delle 200mila preferenze conquistate dal Governatore uscente, Luca Zaia, la Lega è riuscita a risalire al primo posto conquistato da Fratelli d’Italia alle recenti elezioni europee. Purtroppo è un successo amaro perché, rispetto alle regionali del 2020, la Lega ha perso più di 600mila elettori, mentre Fratelli d’Italia che nel 2020 aveva raccolto quasi 200mila voti stavolta ne conquista ben 312mila. Sarà interessante vedere come se la caverà il nuovo Presidente Stefani, sempre della Lega, avendo in Consiglio regionale il suo ex presidente Zaia seduto su una montagna di preferenze. Già sono partite le scommesse: sui sei assessorati che andranno alla Lega, i tre di maggior peso (Sanità, Agricoltura e Trasporti) andranno a esponenti in quota Zaia. In Campania, gioia e dolori per quasi tutte le forze politiche. Vero che il M5S di Giuseppe Conte con Roberto Fico ha preso la Presidenza della Regione, ma anche questa vittoria suona amara perché rispetto al 2020, quando il M5S correva da solo, dai 233mila voti di allora passa ai 183mila di oggi. Male anche il Pd con le liste civiche della sua area, pur rimanendo prima forza politica in Campania i Dem lasciano sul campo 60mila voti, mentre Fratelli d’Italia e Forza Italia ne conquistano quasi 100mila in più: da 140mila a 239mila, da 121mila a 215mila. Anche in Campania sarà interessante vedere come si comporterà l’ex Governatore, Vincenzo De Luca, che alla fine ha deciso di sostenere il candidato del M5S presentando però una sua lista, ‘A testa alta’, che ha preso più di 167mila voti ed eletto 4 consiglieri. In Puglia il Presidente Decaro ha stravinto e con lui ha trascinato Pd e liste civiche di area che conquistano, rispetto al 2020, circa 140mila voti in più, passando dai 542mila del 2020 ai 680mila di oggi. Tutti gli altri partiti perdono molti consensi, solo Fratelli d’Italia ne conquista 37mila in più. Adesso tutta l’attenzione si sposterà nelle aule parlamentari per approvare la manovra di bilancio entro il 31 dicembre. Da Gennaio, facile previsione, a poco più di un anno dalle elezioni politiche (data prevista Maggio 2027 salvo sorprese) si entrerà nel vivo dello scontro politico, a partire dal referendum confermativo sulla riforma della Giustizia previsto ad Aprile. Non solo, già Fratelli d’Italia freme, vuol cambiare legge elettorale perché quella attuale, dicono, non garantirebbe una chiara maggioranza di Governo. Il perché è presto detto: il 37 per cento dei seggi adesso viene assegnato con i collegi uninominali: vince chi prende un voto in più. Alle passate elezioni il Centrodestra, che si è presentato ovunque unito, ha fatto man bassa di questi collegi, conquistando un’ampia maggioranza, a scapito degli avversari che si erano presentati ognuno per conto proprio. Visto il risultato delle ultime regionali, è assai probabile che alle prossime elezioni politiche il Centrosinistra si unisca. A quel punto molti seggi uninominali potrebbero essere conquistati mettendo a rischio, spiegano gli esperti della materia, soprattutto la maggioranza al Senato per via della ripartizione dei seggi su base regionale. Per questo Fratelli d’Italia insiste da subito per una riforma in senso proporzionale con un premio di maggioranza: chi arriva al 40 per cento si aggiudica un 15 per cento di seggi in più. Non sarà facile perché le altre forze politiche più piccole, si veda la Lega ad esempio, hanno tutto da guadagnare dall’attuale sistema: nel 2022 i leghisti pur avendo poi preso il 9 per cento dei voti, infatti, grazie alle necessarie ‘intese’ di coalizione fatte prima del voto hanno portato a casa più di 90 parlamentari, pari al 16 per cento. Sul fronte delle attuali forze di opposizione, mentre il Pd ha già detto no, il M5S si è detto favorevole a introdurre il proporzionale con le preferenze per dare possibilità ai cittadini di scegliere chi mandare in Parlamento. Al di là delle schermaglie che ci saranno, facile prevedere che alla fine andremo a votare con l’attuale sistema.
Nadia Cozzolino



