Il Pd si è spostato troppo a sinistra, non ha più vocazione maggioritaria, si lamentano i riformisti e i moderati del centrosinistra. Che fare? La risposta di Goffredo Bettini, grande sponsor del campo largo e fiero sostenitore dell’alleanza con i ‘grillini’ di Giuseppe Conte alle prossime politiche, apre il cassetto e… torna Rinascita. Sì, la rivista dove tornare a pensare e confrontarsi sulla politica e la cultura, per i tanti che non si accontentano di quello che c’è ma vogliono tutt’altro. Rinascita verrà presentata sabato prossimo al Residence di Ripetta a Roma.
Non sarà un’operazione indolore, perché Rinascita per 50 anni fu il principale organo di elaborazione della politica e della cultura del Partito Comunista Italiano. Di ritorno dall’Urss fu proprio il leader comunista Palmiro Togliatti a fondarla in quel di Salerno nel giugno del 1944. Per Togliatti, che diresse la rivista in prima persona per vent’anni fino alla sua morte nel 1964, Rinascita doveva essere il luogo dove far confluire il pensiero degli intellettuali che poi dovevano sincronizzarsi e raccordarsi con l’iniziativa politica del Pci. Fu Rinascita a pubblicare, sin dall’inizio, le Lettere dal carcere di Antonio Gramsci e la rivista negli anni diventò il punto di riferimento del dibattito interno ed esterno al Pci nel corso dei principali avvenimenti storici del comunismo.
A partire dal XX Congresso del Pcus del 1956 sui crimini compiuti da Stalin. Dopo Togliatti la rivista fu diretta da big del partito come Giancarlo Pajetta, Alessandro Natta e Gerardo Chiaromonte e da un intellettuale di gran caratura come Alberto Asor Rosa. La Rinascita ‘morì’ nel 1989 sotto le macerie del muro di Berlino. Per gli interessati la collezione completa di Rinascita è disponibile per la consultazione online tramite la Fondazione Gramsci onlus.
Per quanto riguarda alcuni momenti cruciali della vita di Rinascita, da segnalare lo scontro ‘mortale’ tra il 1946 e 1947 tra Palmiro Togliatti ed Elio Vittorini direttore del Politecnico e la nascita del ‘Compromesso storico’ su quelle stesse pagine nel 1973. Elio Vittorini sul Politecnico (Einaudi), sosteneva l’autonomia della cultura dalla politica, secondo lui l’intellettuale doveva informare e risvegliare le coscienze fuori dall’ideologia del partito. Una bestemmia per Togliatti, che invece voleva una cultura organica al progetto politico del Pci, con il compito di educare e guidare le masse verso la rivoluzione socialista. Per ‘far fuori’ Vittorini si ricorse al vecchio metodo, un articolo di Mario Alicata contro ‘la corrente Politecnico’. Di lì uno scambio di accuse da una parte e dall’altra fino alla scomunica finale, con Vittorini costretto a lasciare il partito e Togliatti che lo prende in giro con un suo pezzo titolato: «Vittorini se n’è ghiuto e soli ci ha lasciati’.
Altro passaggio fondamentale della vita di Rinascita sono i tre articoli usciti nel 1973 dell’allora segretario del Pci, Enrico Berlinguer, che prendendo spunto dal golpe fascista in Cile a guida Cia contro il governo democraticamente eletto del socialista Allende, che morì armi in pugno durante l’assalto dei militari al palazzo del governo, elaborò la sua proposta politica per sbloccare la situazione italiana, il ‘Compromesso storico’, l’alleanza strategica tra le due più grandi forze politiche italiane: la Dc e il Pci. Solo così, pensava Berlinguer, si poteva ‘rompere’ la catena che teneva stretta l’Italia agli interessi Usa, per far avanzare le riforme del nostro sistema democratico e le conseguenti trasformazioni sociali. Punto di riferimento di Berlinguer nella Dc fu il presidente Aldo Moro.
Narrano le cronache che Moro, dopo un viaggio negli Stati Uniti forse per illustrare anche la necessità di questa ‘alleanza’, tornò molto scosso per le minacce ricevute da alcuni dirigenti dell’amministrazione americana. Il ‘Compromesso storico’ fu avversato anche dalla dirigenza comunista dell’Unione sovietica, che non poteva tollerare che in Europa si arrivasse al socialismo per via democratica. Una cosa del genere avrebbe mandato in frantumi quell’impero che teneva in catene i paesi satelliti con la scusa della dittatura del proletariato della sacra Urss. Quegli ‘americani’ e quei sovietici brindarono quando le Brigate Rosse nel 1978 rapirono e poi uccisero Aldo Moro e con lui la prospettiva del ‘Compromesso storico’.
Nico Perrone



