La fantastica vita di Charles Angel Siringo
di Generoso D’Agnese
Matagorda County è poco conosciuta nello stesso stato del Texas ed è facile intuire che pochi dei suoi abitanti ricordano di essere concittadini di un vero fenomeno di marketing dell’Ottocento. Situata in una umida risacca tra laguna e il mare del Golfo del Messico, la cittadina vive ancora oggi la sua vita sonnecchiosa da provincia americana, tra tradizioni anglosassoni (football e baseball) e usanze ispano-americane felicemente dimentica di aver dato i natali a Charlie Angelo Siringo. Eppure è proprio in questo remoto e noioso angolo degli Stati Uniti che venne al mondo una delle personalità più interessanti del variegato universo italoamericano, destinato a riempire le cronache letterarie e quelle mondane, oltre ad apparire spesso nelle cronache nere e giudiziarie. Angelo Siringo nacque il 7 febbraio del 1855, figlio di Antonio, un siciliano approdato come tanti altri sulle coste della futura Confederazione degli Stati Uniti, e di Bridget White, un’irlandese spinta dalla sete di un futuro vivibile.
Gli anni della guerra civile dovevano ancora arrivare ma l’infanzia di Carlo Angelo fu comunque tempestata dagli influssi politici che agitavano la vita degli stati recalcitranti ai dettami dell’Unione. Il padre morì pochi anni dopo la sua nascita costringendolo a crescere in una condizione di selvaggia indipendenza. Fu una scuola durissima, quella vissuta dal piccolo Charlie Angel. Adottato temporaneamente dalla famiglia Myers di St.Louis per l’avviamento agli studi, il ragazzo dimostrò la sua indole ribelle preferendo le risse alla grammatica e la confusione alla tranquillità letteraria. Il piccolo Siringo imparò l’arte della spacconeria e in tempi di guerra divenne una vera e propria mascotte del credo sudista. Intriso della spavalda ironia texana, il giovane capì ben presto di non essere tagliato per i lavori di concetto. Preferì quindi cercare lavoro in un campo che gli permetteva di continuare a vivere in modo semiselvatico e si fece assumere prima per Joseph Yeamans, W. B. Grimes e poi nel Rancho Grande di Jonathan E. and Abel H. (Shanghai) Pierce. Imparò in fretta tutte le astuzie del cowboy e nel 1876 percorse per la prima volta il famoso “Chrisholm Trail” insieme alle mandrie di celebri “longhorns” texane, per condurrle da Austin a Kansas City. Passò i suoi anni giovanili a cavallo di focosi mustangs e si mosse alternativamente tra il Kansas e il Texas Panhandle, al sevizio di George W.Littlefield e David T. Beals. Chiamato a collaborare alla costruzione del ranch “LX”, Siringo visse in prima persona l’epoca d’oro della frontiera americana e dovette ingaggiare anche degli scontri a fuoco con Billy the Kid e la sua banda di razziatori e rapinatori. Grazie alla conoscenza dello stesso egli partecipò direttamente alla caccia del famoso bandito e cavalcò con i pistoleri ingaggiati per catturarlo fino al Nuovo Messico per poi assistere alla inevitabile fine della caccia all’uomo. La somma di queste esperienze trasformò Charlie Angelo in un vero “duro” ma la sua scorza venne scalfita nel 1884 da Marnie Lloyd. La ragazza cambiò in parte la vita dell’italoamericano. Siringo si trasferì infatti con a Caldwell in Kansas per trasformarsi in commerciante e sposare la propria amata. Divenuto padre di una bambina e rimasto vedovo dopo soli sei anni di matrimonio, Charles Siringo decise nel frattempo di sfruttare a sua favore l’esperienza in prima persona del West e diede alle stampe “A Texas Cowboy, or Fiftheen Years on the Hurricane Deck of a Spanish Pony. Il volumetto, sul cui frontespizio venne platealmente precisata la venialità dell’impresa letteraria, venne distribuito dallo stesso autore ai viaggiatori che sedevano nelle carrozze in partenza verso l’Ovest e divenne una vera e propria pietra miliare dei romanzi d’intrattenimento. Senza volerlo, e per pura necessità economica, il cowboy ottenne successo proprio grazie a quelle parole che non volle imparare a domare durante gli anni di scuola, divenendo il capostipite del genere “western” che tanto successo avrebbe avuto tra generazioni di lettori e spettatori di cinema e televisione.



L’ideale avventuroso non permise comunque all’ormai affermato scrittore di genere di proseguire una vita più tranquilla. Mosso da irrefrenabile voglia di avventura, Siringo accettò di lavorare per la Pinkerton’s National Detective Agency. Divenne in sostanza un cacciatore di taglie e vestì effettivamente gli stessi panni di Wyatt Earp, John Wesley Hardin, Wild Bill Hickok e Pat Garrett, eroi glorificati dall’epopea western. Per la celebre agenzia di investigazioni, Charles Siringo cavalcò instancabilmente per ventidue anni, muovendo la propria cavalcatura nelle erbose praterie del Kansas o nelle aride vallate del Nuovo Messico, spostandosi dal selvaggio Alaska alle aree urbanizzate della costa californiana. Ma nonostante fosse il segugio al servizio della legge, il cowboy non rinunciò mai totalmente al proprio spirito indipendente e sostanzialmente anarchico. Si batté apertamente per la causa anarchica nell’Haymarket trial e partecipò in prima persona agli scioperi dei minatori dell’ Coeur d’Alene. Ma la vicinanza alla causa dei minatori non lo fermò dall’inseguire e catturare Big Bill Haywood, segretario della Federazione occidentale dei minatori, macchiatosi dell’omicidio (si trattò di un vero e proprio attentato alla dinamite) del governatore dell’Idaho Frank Steunenburg. Apprezzato per il suo equilibrio (raramente usò le armi per catturare i ricercati) Siringo trovò nel 1893 una nuova occasione sentimentale per lui e la sua piccola figlia di cinque anni e si unì in matrimonio con Lillie Thomas, una donna di Denver. Fu soltanto un’illusione. Dopo tre soli anni la coppia divorziò e l’italoamericano tentò altri due matrimoni senza poter trovare la propria tranquillità.
Nel 1907, dopo una vita professionale carica di onori, Siringo accettò di ritirarsi a vita privata e pensò di dare finalmente seguito al suo primo romanzo lavorando sulla stesura di un libro dedicato alla sua vita nell’ agenzia investigativa. Nel 1912 diede alle stampe “ A Cowboy Detective”, un libro intriso di resoconti imbarazzanti per l’agenzia investigativa (dalle partecipazioni a oscure congiure ai lavori sporchi compiuti nel nome di una supposta legge). Avversato aspramente dai suoi datori di lavoro, il libro venne fatto sparire dalla circolazione editoriale, sottraendo un sicuro successo all’avventuroso cowboy siciliano. Siringo non si arrese allo strapotere della lobby e nel 1915 pubblicò in forma anonima ”Two Evil Isms, Pinkertonism and Anarchism” , inserendovi tutte le parti soppresse dal secondo volume perché giudicate lesive della reputazione della Pinkerton. Ricercato per reati di diffamazione, Siringo si trovò a vivere in prima persona la vita di braccato.
Stabilitosi a Santa Fe dovette infatti fare appello all’amico e governatore del Nuovo Messico William C. Mc Donald per evitare l’estradizione e il carcere a Chicago. Stancatosi della apparente vita sedentaria, Siringo accettò negli stessi anni di riprendere la vita avventurosa e venne assunto nei New Mexico Ranger. Parallelamente pubblicò anche “A Lone Star Cowboy” (1919) e una piccola raccolta di ballate dal titolo “The Song Companion of a Lone Star Cowboy”. Grande successo riscosse il suo libro “History of Billy the Kid”, pubblicato nel 1920, e altrettanto fece la raccolta dei suoi migliori racconti riunita nel titolo “Riata and Spurs”, che chiamò di nuovo in causa la censura della Pinkerton.
Divenuta vera e propria stella del campo editoriale, Charles Angelo Siringo stava per pubblicare un ulteriore volume dal titolo “Bad Men of the West”, quando la morte fermò la sua instancabile energia. Era il 1928. Dopo aver vissuto anche a Rosswell, Charles Siringo si era trasferito a Hollywood, per terminare la sua vita in una città che da lì a qualche anno ne avrebbe glorificato la figura romantica.
Aveva toccato tutte le tappe di un’epopea fantastica e regalato alla letteratura popolare il
grande sogno della Frontiera.



