«Niente sudore, niente sussulti, niente facce da poker. Solo flussi di dati». E’ il racconto della Faz di una partita di poker, a suo modo storica, giocata tra le migliori «intelligenze artificiali» sul mercato. Un esperimento ad un tavolo virtuale di Texas Hold’em. Al tavolo Grok di Musk, Gemini di Google, Llama di Meta, OpenAI, Claude, Mistral, Deepseek, Kimi e Z.AI.
Chi ha vinto? OpenAI. Che secondo il giornale tedesco «gioca come un professionista a sangue freddo». Secondo Claude. Grok di Elon Musk terzo. Llama di Meta è uscito con una pesante sconfitta, finendo ultimo in classifica. Il supercomputer di Zuckerberg «ha giocato troppe mani», è stato il verdetto.
Ma Grok ha fatto anche errori marchiani. A un certo punto, l’IA di Musk pensava di avere un «progetto di colore», e invece in mano non aveva nemmeno due carte dello stesso seme. «Ecco cosa succede quando una macchina cerca di sognare», scrive la Faz.
Che poi conclude con una «lezione: «Lo sport non è per macchine, non è per algoritmi. Lo sport prospera nell’imprevedibile. Nell’audacia, nel nervosismo, nella disperazione, nei momenti di genio – nell’attimo in cui il cuore decide ciò che la testa ancora non sa».
Giorgio Vannelli



