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Home Economía

Protesta dei Tassisti contro gli Uber: «Sono partner ufficiali dell’evento Anci»

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
16 de noviembre de 2025
in Economía
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Protesta dei Tassisti contro gli Uber: «Sono partner ufficiali dell’evento Anci»
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Protesta di tassisti provenienti da diverse città italiane, stamattina a Bologna, all’ingresso dell’Assemblea nazionale di Anci: striscioni e fumogeni «per protestare contro la presenza di Uber tra i partner ufficiali dell’evento», spiega una nota diffusa da Uritaxi. «La protesta nasce dalla scelta dell’Anci di accogliere come partner una piattaforma che, secondo la categoria- continua il comunicato- rappresenta un modello aziendale in contrasto con i principi di legalità, trasparenza e tutela dell’utenza che caratterizzano il servizio taxi regolamentato. Nel corso del presidio sono stati distribuiti materiali che ricordano le principali inchieste internazionali e le criticità attribuite negli anni a Uber in diversi Paesi, dall’evasione fiscale alle violazioni della privacy, fino alle questioni legate alla sicurezza dei passeggeri e alle discriminazioni algoritmiche».

Claudio Giudici, presidente di Uritaxi e del consorzio taxi Move, sottolinea che «non si può parlare di mobilità pubblica e di servizi ai cittadini dando allo stesso tempo spazio a chi, in mezzo mondo, è stato al centro di scandali e comportamenti contrari alle regole. I tassisti italiani lavorano ogni giorno dentro un sistema chiaro, controllato, con tariffe regolamentate e responsabilità precise verso l’utenza. È difficile accettare che le istituzioni locali decidano di legittimare un modello che ha prodotto precarietà, opacità e problemi gravi per i cittadini». Aggiunge Giudici: «Il nostro non è solo un mestiere, è un servizio pubblico. Garantiamo trasparenza, sicurezza, accessibilità per le persone fragili e continuità anche nei momenti difficili. Ci stupisce vedere l’Anci aprire le porte a realtà che non hanno mai garantito le stesse tutele. Chiediamo che le istituzioni riconsiderino questa scelta».

Maurizio Papa

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